Per le solite ragioni quadristico&edilizie, anche questi quattro mesi vengono accorpati (anche perchè, detto tra me e voi, io segnalo le cose degne di nota non tutto quello che esce sul mercato. Quindi può capitare che in un mese ci siano 100 dischi validi come nessuno).

Interpol – El Pintor

Persi al tempo del disco omonimo, questo El Pintor me li ha riportati all’attenzione ed è un disco che ci riporta una band (che ho sempre apprezzato) in un buon stato di forma, con un Banks ispiratissimo, sia di voce sia a livello di songwriting. Un disco che si lascia ascoltare, con pezzi validi come My Desire, Everything Is Wrong, Breaker 1, Twice Is Hard. Ben tornati.

Banks – Goddess

Tre ragazze mi hanno colpito questa. La prima è Lana del Ray con Ultraviolence, la seconda è FKA Twigs con LP1 e la terza è lei, Jillian Banks, nata a Los Angeles, 1988. La seconda uscita di Lana non l’ho ancora messa bene a fuoco (la ripetizione a volte stanca), mentre FKA Twigs a me non dice niente, troppo sofisticata per questo genere. Quindi vince Goddess. Anche se in definitiva, contiene qualcosa sia della prima (il modo di cantare) che della seconda (beat dalle tonalità spesso oscure, dialogo tra elettronica, r&b). E il segreto del disco è questo, con un po’ di collaboratori di lusso (Sohn, Shlohmo, Al Shux), i piedi su qualche staffa e più, una tonnellata di singoli, hype a nastro e il gioco è fatto. In conclusione valgono tutti i discorsi che feci due anni fa per Lana del Rey…

Joe Bonamassa – Different Shade Of Blues

Ennesimo album annuale per il “blues boy”. Sempre un album in Bonamassa style (stavolta una cover sola, di Jimmy Hendrix), suonato, cantato e prodotto alla grande, mai una note sprecata. Insomma, il solito.

Pink Floyd – The Endless River

Si lascia ascoltare, a tratti è anche piacevoli, ma è evidente che è una riproposizione di materiale già esistenze, quindi per cortesia evitiamo di chiamarlo “il nuovo album dei Pink Floyd”.

Loscil – Sea Island

Scott Morgan, aka Loscil, si immerge in territori ambient, lasciando spazio alle incursioni di strumenti classici come archi e piano, voce, pronti ad affiancare l’elettronica. Il disco è meraviglioso e va risconoscituo il merito a Loscil di provare sempre a spostare l’asticella con classe e personalità.

Jim-E Stack – Tell Me I Belong

Un interessante mix hip hop, house, dancehall, techno, sampling come opera prima per questo giovane produttore di San Francisco.

Contrepoison – I Keep On Searching

Altro validissimo Ep come opera seconda con il nick Contrepoison per il francese Pierre-Marc Tremblay. Il tiro non cambia, in nemmeno 15 minuti si spazia dal noise, all’industrial, al synth-wave.

Scott Walker & Sunn O))) – Soused

Il cantato-recitato, lirico ed espressionista di Scott Wlaker affianca la drone heavy metal band di O’Malley. Per chi piacciono queste cose troverà un capolavoro. Gli altri probabilmente si addormenteranno.

Andy Stott – Faith In Strangers

Il buon Andy rientra in quei tre o quattro musicisti (moderni) a cui pagarei anche volentieri le bollette. In Dopo lo straordinario Luxury Problems (uscito nel 2012) l’ho trovato un leggermente ammorbidito, risultando un po’ piatto, specialmente nella parte centrale. Ma è un disco che ho ripreso solo ultimamente, quindi…

Jhon Garcia – Jhon Garcia

Torna il frontman dei fu Kyuss e il disco non sarebbe male, ma onestamente a me fa venire voglia di ascoltare i Kyuss e basta. Pardon.

Lunatic Soul – Walking On A Flashlight Beam

Ennesimo centro per lo sfogo atmospheric prog per il leader dei Riverside Mariusz Duda.

Archive – Axiom

Ambiziosa colonna sonora gli Archive, sempre dediti alla ricerca della fusione perfetta di trip-hop, elettronica, pop e progressive

Sinkane – Mean Love

Da turnista a protagonista. E’ questo il percorso di Ahmed Gallab, aka Sinkane, figlio di due politici esili sudanesi. Mean Love è la sua opera prima, una mistura ben lavorata di black music shakerata col brit-pop e irrorata di african touch. Basta l’opener How We Be per capire di cosa si tratta, una voce in falsetto tra handclap e un elegante giro di basso.

Above The Tree & The E-Side – Wild

Disco del 2012 ma che ho recuperato solo qualche mese fa. Matteo Sideri in arte E-Side, percussionista, batterista, Dj, producer va a rafforzare il suono di Marco Bernacchia, delta bluesman marchigiano, noto come Above The Tree. Groove primitivo (On the Road, Birds Fobik Toen), fingerpicking in salsa techno (W China, Winter Queen), desert blues (Safari F.C.) in uno scorcio di lande e terre desolate.

Neel – Phobos

Giuseppe Tillieci esplora gli abissi di un pianeta alieno.

Todd Terje – It’s Album Time

Son convinto di averlo già ascoltato a primavera ma poi deve esser finito tra preventivi, proposte di acquisto e schemi elettrici. E l’ho ripescato solo in zona panettone. Un peccato, perchè un cocktail di house balearica, space, disco funky, lounge, samba (riferimenti infiniti, da Moroder, ai Daft Punk, passando per Groove Armada e Hot Chip) del cene andava sicuramente bevuto d’estate. Ma visto che da quest’anno l’estate è arrivata a Settembre, me lo asservo per la prossima di estate.

Dirty Beaches – Stateless

Svolta (ottima) ambient drone per Alex Zhang Hungtai. Due note finali: la viola è suonata da Vittorio Demarin, trevigiano ex Father Murphy. Hungtai, che su twitter ha modificato in Last Lizard il proprio nome, ha annunciato l’annullamento di tutte le date previste da qua a fine anno e la fine del progetto Dirty Beaches.

Matthew Collings – Silence Is A Rhythm Too

Dopo Splintered Instrument (prodotto da Ben Frost ma che non ho ancora recuperato) Collings approda in casa Denovali. Disco particolare, modernal classical alla Richard Skelton ma disturbata tra oppressioni post-industriali, droni, pianoforte e ritmi tribali.

Thorbjørn Risager and the Black Tornado – Too Many Roads

Un bel disco per chi cerca un elegante blues rock reso ruvido dalla voce di Risager.

Lascia un commento

In voga