Il contenuto che segue potrebbe contenere importanti spoiler sul gioco. 

“Non sono io il cattivo in questa storia”

Introduzione – Ai cancelli dell’Inferno

Sempre più spesso siamo chiamati ad affrontare le prove che la vita ci mette davanti. In questo caso, la mia non era solo una sfida, ma era anche quella di colmare una grossa lacuna: non avevo mai giocato un Doom in vita mia. Ho quindi consapevolmente deciso di affrontare il mio “destino” — una delle possibili traduzioni della parola “doom” — scomodando anche metafore piuttosto importanti per un videogioco.

Non starò qui a dipanare la storia di questo franchise ormai trentennale, nato dalla mente di John Carmack, John Romero, Tom Hall e Adrian Carmack, fondatori nel 1991 della id Software. Insieme a Wolfenstein 3D (uscito nel 1992) e a Quake (uscito nel 1996), Doom rappresenterà la sacra triade degli sparatutto in prima persona, delle vere e proprie pietre miliari in campo videoludico, introducendo tecnologie sempre più innovative e contribuendo a rendere popolare questo genere. All’epoca io e Doom non riuscimmo a incontrarci: alla sua nascita, nel 1993, non avevo il PC e in seguito fu lui a non trovare spazio, soppiantato dai vari Fifa&Co.

A farmi venire l’idea di colmare questa grave lacuna sono state principalmente due cose: la mod di Starfield, chiamata At The Hell’s Gate, e l’annuncio di un nuovo capitolo della serie, Doom: The Dark Ages.

Ero più forte prima gnè gnè!

La mod su Starfield è stata molto interessante — anche se è l’ennesimo topolino partorito dalla montagna Starfield — in cui dobbiamo rispondere a una misteriosa trasmissione radio di soccorso. Questa racconta di una banda di mercenari che è riuscita a sfuggire per un soffio a un incontro con qualcosa che può essere descritto solo come oltre il male. Doom: The Dark Ages è invece un vero e proprio nuovo capitolo della serie, uscito lo scorso maggio, ma è un prequel di questo Doom, essendo ambientato in una sorta di medioevo infernale. Avrei potuto giocare prima questo e poi gli altri, ma per avere dei riscontri sotto l’aspetto puramente tecnico e di gameplay volevo rispettare anche un certo ordine temporale. Il resto l’ha fatto Steam, mettendolo in sconto a € 3,99.

Come ormai è risaputo, questo Doom (2016) è uno sparatutto in prima persona, un reboot dell’iconica serie sviluppato da id Software e pubblicato da Bethesda Softworks

Ma andiamo con ordine. Come on guys!

Storia e Personaggi Principali – Pochi ma cattivi.

Il gioco inizia sulla struttura di ricerca della Union Aerospace Corporation (UAC) sul pianeta Marte. La UAC ha sviluppato una tecnologia che le ha permesso di estrarre energia, chiamata Energia Argent, direttamente dall’Inferno, risolvendo così la crisi energetica terrestre.

Tuttavia, la dottoressa Olivia Pierce, consumata e corrotta dalle influenze demoniache (e dalla promessa di una cura per una malattia debilitante), ha usato il dispositivo per aprire un portale dal quale sono fuoriusciti ogni sorta di demone, alcuni dei quali con parti meccaniche nei loro corpi come arma, invadendo la stazione come primo passo verso la Terra.

A questo punto entra in scena l’ambiguo direttore della struttura UAC su Marte, il cyborg Samuel Hayden (che ha trasferito la sua mente in un corpo robotico per sfuggire a una malattia terminale). Intuendo i piani della dottoressa Pierce, Hayden aveva recuperato da un viaggio all’Inferno un sarcofago contenente un marine dall’identità sconosciuta. Da tempo immemore imprigionato in questa particolare cassa, era l’unica figura veramente temuta dalle creature infernali. Ora praticamente tutti gli umani su Marte sono morti oppure posseduti dai demoni, quindi il dottor Hayden decide di risvegliare il misterioso soldato in modo da utilizzarlo come arma finale.

Ed è così che entriamo in gioco nei panni dell’Unchained Predator, dell’Hell Walker per eccellenza: il DOOM SLAYER!

Massacrando senza pietà tutto ciò che ci si parerà davanti, dovremo metterci sulle tracce della Pierce, tra salti nelle varie dimensioni, misteriose fonti di energia, potenti armi demoniache, AI degenerate e le opache intenzioni del dottor Hayden.

Gameplay – Rip and Tear.

L’esordio del personaggio è ad alto tasso adrenalinico: a parte dei piccoli tutorial sul da farsi (che sono disattivabili), il gioco bada al sodo sin da subito: armarsi e cercare la propria armatura.

La prima arma che troveremo sarà una pistola laser (dalle munizioni infinite) e via via che andremo avanti nelle varie missioni troveremo un vero e proprio arsenale: dal fucile a pompa al fucile d’assalto, dal fucile laser alla mitragliatrice, dal lanciarazzi al cannone Gaus, fino alla mitica doppietta e al BFG, una vera e propria arma di distruzione di massa fondamentale contro i boss. Per gli amanti del fai da te c’è anche una motosega con cui far a fette i nostri amici demoni. Su ogni arma sarà possibile installare due modalità operative distinte e passare da una all’altra, se necessario. Ogni modalità avrà 2 o 3 potenziamenti che possono essere applicati attraverso i punti di potenziamento dell’arma, più un terzo (o quarto) potenziamento molto potente che richiede di completare una sfida particolare con quell’arma una volta sbloccate le modifiche precedenti. Le modalità operative possono essere trovate distruggendo i droni sparsi per tutto l’ambiente di gioco, alcuni più nascosti altri meno.

L’armatura, casco compreso, sarà quella classica del nostro Doom Slayer, la Praetor Suit. Anch’essa sarà potenziabile grazie ai gettoni della Tuta Praetor che sono necessari per aumentare le possibilità di sopravvivenza andando a potenziare la resistenza ai danni ambientali, la capacità di equipaggiamento e la mobilità.

Fondamentale per la progressione del personaggio sarà la Cella Argent (una sfera interna contenente la vera e propria essenza dell’Energia Argent) che, una volta raccolta, potenzia permanentemente una delle tre statistiche del giocatore: salute massima, capacità dell’armatura o capacità delle munizioni. Come per i potenziamenti delle armi, le celle saranno posizionate in aree specifiche, come stanze dei comandi dei droni, dopo aver sconfitto determinati nemici o in zone che richiedono un’esplorazione attenta.

Ma tutto ciò non avrebbe senso se non fosse immerso in una particolare ambientazione. La principale sarà, come già detto, la struttura di ricerca della UAC sul pianeta Marte, tra basi scientifiche, complessi industriali e laboratori invasi e devastati dai demoni. Non meno importanti saranno anche le profondità infuocate e gotiche della dimensione demoniaca. Leggendo un po’ di materiale per scrivere questo articolo, ho scoperto che il team dietro alla creazione del primo Doom originale aveva come idea di base l’incontro tra Alien di Scott e La Casa di Raimi; dove dal primo vengono prese le atmosfere futuristiche e claustrofobiche, dove la UAC ha più di una somiglianza con la Weyland-Yutani, dal secondo vengono prese tutta l’atmosfera splatter e gore, le forme dei mostri e l’uso della motosega e della doppietta.

Pur non essendo un open world esplorabile, gli ambienti di gioco saranno molto verticali e sarà una cosa molto frequente saltare o aggrapparsi a una sporgenza per poi andare sempre più in alto.

Ed è qua che il gioco rompe gli indugi e mostra il suo vero volto. Sorretto da un gunplay straordinario, il gioco trasforma gli ambienti in una sorta di arena-style dal level design molto verticale, pieno di cunicoli, appigli e piattaforme da sfruttare. Viene data molta importanza al movimento rapido e all’attacco costante, con poca enfasi sulla copertura o sulla rigenerazione automatica della salute.

Capiterà di dover distruggere dei nidi di sangue (un portale che evoca i demoni dall’Inferno e che con la loro presenza bloccano il percorso verso altre aree) per poter proseguire, cosa che evocherà come ultima risorsa ondate di demoni. Ed è qua che viene il bello. Senza soluzione di continuità arriveranno demoni sempre più forti — già noti nell’universo di Doom — come Imp, Cacodemon, Barone dell’Inferno fino al Cavaliere dell’Inferno e al Mancubus, e dovremo continuamente stare in movimento, utilizzando l’arma giusta per il nemico giusto, andando in giro alla ricerca di munizioni, capsule salute o i power up storici come il Quad Damage, l’Invulnerabilità e il Berserker. Un’introduzione fondamentale sono le Glory Kills: quando un demone è stordito, è possibile eseguire una brutale e rapida mossa finale in mischia che fornisce al giocatore salute e munizioni, incoraggiando il combattimento ravvicinato e aggressivo.

Questo è il cuore dell’esperienza di Doom ed è stata la parte più ignorante, adrenalinica e gratificante di tutta la mia run. Se una persona nella vita si deve sfogare con qualcosa, perché non farlo con un bel colpo di doppietta fracassando un Imp inferocito o tagliando in due con la motosega un soldato con lo scudo?

C’è da dire che, proseguendo nelle missioni principali, le meccaniche di combattimento seguiranno sempre le stesse dinamiche, con l’arrivo di mostri via via sempre più forti durante ogni sezione. Questo non va a inficiare la difficoltà dell’esperienza, ma è comunque una ripetitività che si percepisce bene. Il livello di sfida è comunque molto elevato e io sono stato costretto ad abbassare la difficoltà a “Troppo giovane per morire” (la più bassa, le altre sono Fatemi Male, Incubo e Ultra Incubo). Durante la campagna, una volta preso confidenza con il personaggio, avrei potuto anche alzarla, ma personalmente mi interessava più l’esperienza del gioco in generale che superare qualche mio limite.

Componente Tecnica e Direzione Artistica – Un massacro, ma con stile.

Nonostante le diverse patch (l’ultima è la 6.66, un chiaro riferimento tematico), il gioco non è mai stato aggiornato alle tecnologie grafiche più recenti. Ma questo non è un problema perché tecnicamente è ancora una bomba ed è invecchiato benissimo. Questo Doom segnò all’epoca il debutto della versione 6 dell’id Tech, il motore grafico proprietario di id Software, utilizzando riflessi, luci volumetriche e altri effetti ambientali come il vento e le scintille, un rendering fisico dei modelli e una qualità del dettaglio per l’epoca davvero notevoli.

Giocato in 2560×1440 (tutto quasi maxato nella mia “configurazione 2024”: i5-12400, 4070 Super, 32Gb di Ram DDR4) con il frame rate cappato a 163 fps, il gioco non fa una piega e regge il colpo anche nelle situazioni più frenetiche.

La direzione artistica è ben decisa a puntare forte su un’atmosfera da horror nello spazio con la tecnologia che si mescola al demoniaco. Tutti gli ambienti sono estremamente curati e gli sviluppatori non si sono di certo trattenuti nel gettare in faccia al giocatore sangue, teschi, cadaveri sventrati, pentacoli con momenti splatter veramente riusciti.

Sonoro e Localizzazione – Heavy Metal Thunder.

È quasi superfluo dire che il gioco va giocato con un ascolto in cuffia. I suoni sono tutti curatissimi, sia sotto l’aspetto prettamente ambientale (a seconda di come siamo orientati nella mappa potremmo capire dove sono i nemici) sia sulle armi, dove ognuna ha un sound ben preciso, andando ad aumentare il livello di immersività.

Ma la vera colonna portante è senza dubbio la soundtrack. Composta da Mick Gordon e dal sound designer Richard Devine, è un elemento di spicco della produzione ed è una componente fondamentale dell’esperienza di gioco, un mix estremamente aggressivo e dinamico di heavy metal con elementi trash e industrial che si intensifica durante i combattimenti più concitati.

Il gioco è completamente in italiano, sia nei testi che nel doppiaggio. Avevo i sottotitoli attivati, ma nella confusione di certi frangenti, avere anche una voce amica nelle orecchie è un plus che io apprezzo sempre enormemente.

Elementi di Contorno e Longevità – Completisti a voi.

Al di là della storia principale, per chi vuole misurarsi in qualcosa di sempre più impegnativo, troverà in questo Doom un bel banco di test. Come già detto prima, il gioco mette a disposizione 4 difficoltà di gioco con un livello di sfida altissimo, dove non basterà solo sparare ma anche potenziare ottimamente il personaggio, l’armatura e scegliere bene l’arma e il terreno di scontro per ogni tipo di nemico.

Anche i completisti troveranno nel gioco oltre 200 oggetti da raccogliere. Oltre ai già citati Droni e Celle Argent, l’Automappa permetterà di “vedere” sulla mappa tutti gli oggetti presenti intorno a noi, mentre i Data Log ci aiuteranno a capire qualcosa in più degli eventi trascorsi. Le Rune invece ci permetteranno di ottenere dei buff sul combattimento o raggiungere particolari specializzazioni sulle armi, ma solo dopo aver superato delle prove affatto facili (come uccidere 20 mostri con la doppietta stando fermo).

Per i più “nerd” ci sono 26 action figure in stile Funko Pop raffiguranti il Doom Slayer in diverse configurazioni e alcuni suoi amici demoni.

Il gioco è accompagnato anche da una componente multiplayer, ma che io non ho provato e francamente non so se è ancora attiva.

Osservazioni Personali e Conclusioni – Ed anche questa l’abbiamo portata a casa.

Per portare a termine la mia run mi ci sono volute 12 ore. Soprattutto nella parte iniziale e centrale del gioco mi sono dedicato anche un po’ all’esplorazione per trovare le Celle Argent, i Droni e ho completato anche 5 Rune. La difficoltà bassa ha sicuramente inciso (sui boss principali sono morto giusto un paio di volte) ma ho comunque sbloccato degli achievement su Steam dalle basse percentuali tra gli utenti.

Doom (2016) è stato un ottimo riavvio della serie e un successo sia commerciale che di critica, vincendo diversi premi, tra cui il “Best Action Game” ai Game Awards 2016. Con una struttura narrativa che si inserisce bene nel solco della tradizione del franchise, il lavoro di id Software è riuscito a introdurre delle meccaniche entusiasmanti e ancora moderne, sorrette da un comparto tecnico solido e da un gameplay dinamico e frenetico.

Personalmente devo dire che mi sono divertito come un matto, sparare in faccia un Imp mentre atterri al suolo offre sempre delle buone sensazioni. Onestamente temevo che non mi avrebbe conquistato, perché lo ritenevo troppo frenetico e con troppi mostri, invece è andata ed ero curioso di provare un’esperienza del genere.

A questo punto non resta che vedere dov’è andato a finire il Doom Slayer.

Doom (id Software, Bethesda Softworks, 2016 , versione PC, Steam)



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