Una paio di cose interessanti sul gran in terra italica visto in replica su un traghetto nei fiordi norvegesi.

Doveva essere la (ennesima) riscossa ferrarista, tra celebrazioni a rischio lacrimuccia (sono passati rispettivamente trenta e venti anni dalla prima e ultima vittoria a Monza del Barone Rosso, alias Micheal Schumacher) e arrivi in grande stile (un sempre più sobrio Hamilton con una personalissima F40) ma in realtà è stato un passaggio di consegne.
Il Predistinato di Montecarlo, vincitore dell’edizione 2020 e 2024, ha tenuto duro sul proprio compagno di squadra facendogli perdere cinque posizioni (entrato lui si un po’ gagliardo ma altro spazio non c’era) per poi andare a schiantarsi sulle barriere. Esattamente ciò che era capitato all’esordio su una formula1 all’altro predestinato, quello venuto da Bologna. Parte 19esimo, fa 25 sorpassi e con un grinta come se fosse in ballo il destino dell’intero universo, va a prendersi una vittoria sul proprio compagno di squadra dando un’altra prepotente mazzata ai propri avversari del campionato. Troppo forte l’accoppiata Antonelli – Mercedes, troppo discontinui tutti gli altri avversari.
Erano più di sessant’anni che un italiano non vinceva a Monza, i tifosi si sono arresi all’evidenza e hanno festeggiato Antonelli fregandosene della maglia che indossa. Giusto così.

Nonostante un Hamilton combattivo finché le gomme gli hanno retto, tramontano malamente i sogni di gloria mondiali di una Ferrari incapace di essere costante per tutta il weekend di gara. Pur avendo una versione aggiornata del motore, le ha prese da una Red Bull e da entrambe le McLaren, segno che il male non è da cercare tra bielle e pistoni ma anche tra le righe di un software che dovrebbe gestire adeguatamente tutte le componenti, termiche ed elettriche. E credo anche che la candela di Leclerc in Ferrari si sia definitivamente spenta, indipendentemente da come andrà la stagione.
Ci rivediamo tra una settima a Madrid.




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