
“Negli horror non ci sono eroi, solo sopravvissuti”.
Volendo far pendere il giro delle letture verso qualcosa di recente pubblicazione, sono incappato in questa misteriosa autrice alla sua prima opera pubblicata, abilmente posizionata nella cinquina dei libri consigliati in libreria.
Il mistero però dura poco perché in realtà è un romanzo scritto a quattro mani, in quanto Evelyn Clarke è lo pseudonimo adottato da due autrici, Victoria Elizabeth Schwab e Cat Clarke. La prima è una scrittrice inglese classe 1987 ed è nota per il romanzo Vicious pubblicato nel 2013, la serie Shades of Magic, lo standalone La vita invisibile di Addie LaRue e vari libri di narrativa per bambini e young adult. La seconda, nata in Zambia ma cresciuta tra lo Yorkshire ed Edimburgo, è una sceneggiatrice per il cinema e la televisione (sua la firma su Something in the Water e Ten Percent) ed autrice di romanzi. The Ending Writes Itself, questo il titolo originale, è il primo libro della coppia ed è stato subito tradotto in italiano.
Ma andiamo con ordine.
Sette scrittori emergenti ricevono un invito per recarsi a Skelbrae, l’isola privata al largo della Scozia dove il leggendario scrittore Arthur Fletch si è ritirato per lavorare al suo ultimo romanzo. Ma al loro arrivo scopriranno che Fletch è morto, ma l’agente e l’editore dello scrittore sono intenzionati a non rivelare al mondo quanto accaduto e a portare a termine il libro. Ecco il perché dell’invito: ogni ospite avrà settantadue ore per inventare il finale della quadrilogia della storia su Julia Petrarch, vincendo così una ricompensa milionaria e un contratto da tre libri con la Merriweather Press. Ad ognuno di loro saranno requisiti smartphone, computer ed ogni dispositivo capace di parlare con l’esterno e sarà data loro una macchina da scrivere con una pila di fogli colorati. Tutto, compreso qualche segreto, sarà custodito nella cassaforte di Fletch.
Come abbiamo detto, i partecipanti sono sette scrittori di fascia media. In verità sarebbero sei perché Sienna Wood e Malcolm Buchanan scrivono thriller, lui il volto e lei la penna, con lo pseudonimo di Penn Stonely. Gli altri sono Millie Mitchell, un’autrice di narrativa young adult frizzante e allegra, Jaxon Knight, uno scrittore di fantascienza arrogante e sfrontato, Priscilla Fox, una romanziera di romanzi rosa posata ed elegante, Cate Newhouse, una giovane scrittrice di gialli senza pubblicazioni e Kenzo Gray, autore di romanzi horror.
Di primo acchito, la struttura narrativa del libro si presenta interessante perché gli eventi e i personaggi vengono descritti con gli occhi di tutti i protagonisti. Ma, superata questa fase iniziale, il libro si rivela ben presto una delusione. Il plot narrativo non ha nessun twist particolare e diventa ben presto altamente improbabile e pretestuoso, volendo riprendere malamente l’atmosfera alla Dieci Piccoli Indiani con un finale alla Misery non deve morire. La scrittura non riesce a coinvolgere e a farci immedesimare nei luoghi in cui si svolgono gli eventi e non vi è nessun tipo di tensione emotiva mentre quest’ultimi accadono, dove la reazione alla morte è il laconico scaricabarile dei bambini piccoli, ossia non sono stato io. Le due autrici provano a rimescolare le carte, cercando di tratteggiare il carattere dei protagonisti, ma questo viene fatto in maniera approfondita solo a Sienna e a Millie, mentre gli altri sono relegati a qualche colpo di penna. Altra cosa atroce, si parla di scrittori che scrivono libri ma non viene mai proposto al lettore uno stralcio di cosa essi abbiano scritto. Infine, come funziona il mondo editoriale è ormai il segreto di Pulcinella e la critica che ne viene fatta non graffia ed è ampiamente telefonata.
In questo libro avevo riposto grandi aspettative: sbandierato dai più come il libro giallo dell’anno, si è rivelato una mezza delusione che fallisce su tutti i fronti.
Evelyn Clarke – Il finale si scrive da sé (Mondadori, 2026, 423 pp.)




Lascia un commento