Un paio di considerazioni sul Gran Premio di Spagna, disputato stavolta nel nuovo circuito a Madrid.

Sostanzialmente la gara si è decisa nei primi giri per le conseguenze di due decisioni prese dalla direzione gara che definire almeno dubbie è riduttivo. Potevano essere giuste nel merito ma la loro attuazione è stata profondamente ad minchiam.

La prima è quella presa su Verstappen quando era secondo, ossia restituire la posizione su un Hamilton che alla seconda curva si era affiancato all’olandese reo di aver tagliato la chicane. La decisione l’ha presa la squadra per non incappare in penalizzazioni, ma la sostanza non cambia. Il problema è che in quel momento Hamilton era quarto e con già evidenti problemi ai freni. Verstappen ha dovuto aspettarlo e ciò ha permesso ad Antonelli di riprendersi la posizione che aveva in partenza e di mettersi alle spalle proprio Verstappen.

La seconda decisione è stata la chiamata della Virtual Safety Car per il balletto fuori pista di Stroll. Ciò ha danneggiato un Norris veramente in palla (ci si deve sentire proprio bene quando non si è più l’anello debole) che si è ritrovato in regime di Virtual quando aveva già passato la linea del traguardo mentre tutti gli altri rientravo ai box per il cambio gomme. Il pit stop al giro successivo particolarmente lento ha chiuso il cerchio della sfiga, facendolo rientrare in pista dietro al duo AntonelliVerstappen.

La gara si è decisa tutta qua. Norris era saldamente in testa e probabilmente sarebbe andato in porta ma l’ennesima Virtual Safety Car lanciata come un cartoncino degli imprevisti del Monopoli ha mescolato le carte, la configurazione del circuito a fatto il resto. Francamente non ho ben capito il valore del nuovo circuito madrileno: costruito dal nulla e non ancora finito del tutto, senza un punto staccata vero e proprio, con una specie di parabolica troppo simile – guarda caso – a quegli obbrobri di circuiti che piacciono tanto agli americani. Io non sono del partito dei nostalgici, spesso popolato da chi a quei tempi nemmeno c’era, però non è la prima volta in cui si prediligono dei circuiti un po’ bizzarri (sia dentro che fuori dalla pista) a discapito di circuiti più titolati (ma forse più poveri).

Alla fine vince Antonelli, il più favorito dagli eventi sopra citati ma bravo anche ad ammetterlo nel team radio subito dopo aver tagliato il traguardo. Ottava vittoria per lui quest’anno, una gara in meno sul calendario ed altri punti accumulati (sono diventati 81) su un Russell mai veramente in corsa e con l’ennesima strategia da parte di Mercedes un po’ infelice.

Alla Ferrari manca sempre uno per fare cento (cit.) e questo è l’ennesimo gran premio in cui si sprecano le prestazioni che la SF-26 offre. Almeno stavolta non è per colpe di qualcuno in particolare, il problema è che in qualifica manca ancora qualcosa (con la specifica del nuovo motore forse Leclerc avrebbe fatto la pole?) il che poi si ripercuote inevitabilmente in gare abbottonate come queste, dove partire dietro è penalizzante e spinge sempre a soluzioni fantasiose. Leclerc ha fatto una gara sontuosa con le gomme dure, gestendole per 45 giri con la speranza di una safety car o di un bandiera rossa – in mondo, quello della Formula1, che dovrebbe essere dominato dalla scienza e dalla tecnica, tocca affidarsi alle disgrazie altrui – che gli avrebbe dato un pit stop gratuito. La performance c’era senza ombra di dubbio ma alla fine è arrivato com’è partito, salvo scalare la posizione lasciata da Hamilton costretto al primo ritiro stagionale per un problema ai freni. Peccato, anche lui sarebbe stato della partita almeno per il podio.

Dopo la vottoria di Leclerc in Gran Bretagna, tra Belgio, Ungheria, Olanda, Italia e Spagna solo un secondo posto del monegasco nelle Ardenne. Un po’ poco per chi ambiva ad essere la spina nel fianco dei primi della classe in ottica mondiale.

Ci vediamo tra due settimane in Azerbaijan.


Lascia un commento

In voga