Il contenuto che segue potrebbe contenere importanti spoiler sul gioco. 

“Lui non è mai invecchiato, io sono ancora qui. Chi decide queste cose?”

Introduzione

Profondamente deluso dall’ultima campagna di Call of Duty, avevo deciso di virare su qualcosa di diverso. Mi sono rivolto quindi alla concorrenza, per la precisione al franchise di Battlefield, riemerso un po’ dall’oblio nel quale era caduto grazie all’uscita di Battlefield VI nel 2025, il diciottesimo e al momento ultimo capitolo della serie. Cercavo una storia più vera e autentica – per quanto sia possibile trovarla in un videogioco – e quale ambientazione poteva soddisfare questo mio desiderio se non quella della Prima Guerra Mondiale? Quindi vada per Battlefield 1.

Un po’ di cronaca. Battlefield 1 è uno sparatutto in prima persona, sviluppato da Digital Illusions Creative Entertainment (DICE) e pubblicato da Electronic Arts. Rappresenta il quindicesimo capitolo della serie Battlefield e il gioco è uscito per le piattaforme principali il 21 ottobre del 2016. Contrariamente alla maggior parte dei titoli della serie, il single player di Battlefield 1 non dispone di una singola campagna bensì di 6 piccole campagne, divise in due o più capitoli, chiamate appunto anche Storie. Lo scenario su cui poggiano le campagne è quello della Prima Guerra Mondiale, il primo vero conflitto armato su scala mondiale, tra il 28 luglio 1914 e l’11 novembre 1918.

Personalmente è il primo Battlefield su cui metto mano seriamente. Forse avevo provato qualche titolo uscito su PC negli anni ’10 ma non saprei dire con esattezza quale.

Ma andiamo con ordine. Come on guys!

Storia e personaggi – La dolorosità di un conflitto mondiale

La prima missione che affronteremo, o meglio, in cui verremo direttamente catapultati, si chiama Tempesta d’acciaio. Anche se è in realtà un tutorial nel quale ci vengono spiegate le dinamiche di gioco, quest’ultimo ci fa capire cosa vuol dire essere un soldato in guerra: fuoco nemico da tutte le parti, città distrutte, un campo di battaglia pieno di morti a terra. Impersoneremo vari soldati degli Harlem Hellfighters, un corpo di fanteria americano impegnato nella seconda battaglia della Marna, ognuno con armi diverse, e ogni volta che verremo uccisi si passerà automaticamente a impersonare un altro soldato. Alla fine rimarremo solo noi e un altro soldato tedesco, ma ormai la battaglia è finita.

La seconda storia si chiama Sangue e fango e si svolge nell’autunno del 1917 in Francia, dove la British Expeditionary Force sta preparando un grande assalto ai danni delle forze tedesche, in quella che diventerà nota come battaglia di Cambrai. A supporto della fanteria viene schierato un vasto contingente di carri armati Mark V. Daniel Edwards – il personaggio da noi interpretato – è un giovane pilota appena assegnato all’equipaggio di un Mark V soprannominato Black Bess. Nella città francese di Ribécourt fa la conoscenza del resto dell’equipaggio, composto dal comandante Townsend, dai cannonieri McManus e Pritchard e dall’amichevole meccanico Finch. La nostra missione sarà quella di sfondare le linee tedesche e di distruggere le postazioni di artiglieria che troveremo lungo la strada fino a raggiungere la città di Cambrai.

La terza storia, dal titolo Amici nelle alte sfere, si svolge prevalentemente in cielo nella primavera del 1917. Le forze aeree tedesche dominano il fronte occidentale grazie ad aerei tecnologicamente più avanzati e i Royal Flying Corps britannici faticano a resistere. Noi interpreteremo Clyde Blackburn, un giovane pilota di rimpiazzo furbo e senza scrupoli, di stanza in una piccola base sulle montagne francesi. Durante una partita di poker riusciamo a ingannare George Rackham, un blasonato pilota di nobili origini, e a rubare il suo Bristol F.2. Fingendosi Rackham, faremo conoscenza dell’ingenuo cannoniere Wilson e partiremo per un volo di prova (in pratica, un tutorial per i comandi di volo). Poco dopo però verremo attaccati da un gruppo di aerei tedeschi ma, nonostante le obiezioni di Wilson, decideremo di metterci lo stesso all’inseguimento dei nemici, finendo per scoprire involontariamente una base tedesca nella quale è conservato un ingente quantitativo di munizioni.

La quarta storia, dal titolo Avanti Savoia!, ci porta nell’autunno del 1918 in Italia. Nei panni di Luca Vincenzo Cocchiola, insieme al nostro fratello gemello Matteo, prenderemo parte a una missione per conquistare un forte austro-ungarico in pieno territorio nemico. Mentre Matteo partecipa all’offensiva principale, noi dovremo eliminare le difese nemiche sul Monte Grappa per permettere alla forza d’attacco di avanzare. Equipaggiati con un’armatura pesante tipica degli Arditi, conquisteremo una piccola chiesetta di montagna occupata dai nemici, distruggendo un pezzo d’artiglieria e prendendo infine il controllo di un cannone antiaereo. Proprio al culmine della battaglia gli aerei nemici causeranno una frana che colpirà le truppe di entrambi gli schieramenti e noi dovremo lanciarci giù dalla montagna verso il campo di battaglia in cerca di nostro fratello.

La quinta storia, chiamata Il Postino, è invece ambientata “lato mare” e ci porta nelle fasi iniziali dell’invasione di Gallipoli nel 1915, dove le forze dell’ANZAC sono bloccate dalle postazioni difensive ottomane a Cape Helles. Impersonando Frederick Bishop, un soldato australiano di grande fama e valore, riusciremo a inviare le coordinate alla marina per bombardare le postazioni difensive, conquistando la postazione in cima alla collina. A seguito dello sbarco, un tenente inglese richiede l’intervento di Jack Foster, una sua giovane recluta, come portaordini, ma Bishop, preoccupato per l’inesperienza del giovane, si offrirà volontario al suo posto. Dovremo quindi attraversare un villaggio nel bel mezzo dei combattimenti per richiedere un rapporto dell’avanguardia impegnata alle pendici del forte turco nelle vicinanze.

L’ultima storia, intitolata Nulla è scritto, ci vedrà impersonare Zara, una ribelle araba durante la ribellione nella penisola arabica contro il giogo ottomano, insieme all’ufficiale inglese T.E. Lawrence, conosciuto come Lawrence d’Arabia. Il nostro compito sarà quello di fermare e poi distruggere un treno pesantemente corazzato e armato che da parecchio tempo sta piegando la ribellione in tutta la penisola.

Gameplay – Un ibrido ancora attuale

Il gameplay della campagna di Battlefield 1 è un ibrido interessante: cerca di mantenere lo spettacolo cinematografico tipico dei single player, aiutato anche dalle cutscene tra i capitoli e le storie, ma prende in prestito molte libertà dalla parte del multiplayer. Nello svolgimento delle missioni non vi sono percorsi prestabiliti, il “campo di gioco” è una mappa aperta – anche se di dimensioni contenute – e il gioco ci fornisce solo l’obiettivo da raggiungere; il come farlo dipende da noi. Ad esempio in Nulla è scritto e Il Postino – a mio avviso le migliori sotto il profilo della giocabilità – verremo gettati in vaste aree con diversi avamposti nemici e dovremo decidere noi come affrontarli, come ad esempio strisciando sull’erba e usando il binocolo per marcare i nemici per poi distrarli lanciando dei falsi bossoli. In altre missioni invece potremo rubare un cavallo, salire su un carro armato abbandonato, utilizzare una mitragliatrice abbandonata o semplicemente caricare i nemici con la baionetta.

A nostra disposizione avremo le armi disponibili all’epoca della Prima Guerra Mondiale, quindi non aspettatevi un cannone a impulsi. Potremo trovarle in casse disseminate lungo la mappa e avremo a disposizione fucili d’assalto come l’MP 18, dei semiautomatici (Mondragón, Selbstlader 1906), fucili da cecchino (Gewehr 95) e pistole iconiche come la M1911 e la Kolibri. Ognuna avrà il suo feedback ben preciso e sarà più o meno adatta a seconda della situazione. Insieme ad esse anche dei simpatici gadget come i candelotti di dinamite.

Non ci sarà possibilità di modificare o migliorare le armi, così come le abilità del nostro personaggio: saremo solo noi con il pad alla mano a fare la differenza.

Componente tecnica – Il Frostbite tirato a lucido

Il gioco utilizza il motore proprietario di DICE, il Frostbite Engine, giunto in questo capitolo alla versione 3.0 nella sua forma più ispirata. Nonostante siano passati dieci anni, il gioco è invecchiato bene e non fatico a credere come possa essere diventato, al tempo della sua uscita, un punto di riferimento sotto l’aspetto dell’immersività visiva e sonora. In questo capitolo si è fatto largo uso della fotogrammetria, dove gli sviluppatori hanno scansionato oggetti e terreni reali (rocce, fango, rovine storiche) scattando migliaia di foto ad alta risoluzione e convertendole in modelli 3D. Anche con la severità di un occhio moderno, le texture hanno una reazione alla luce estremamente naturale grazie a tecnologie innovative per l’epoca come il physically based rendering (PBR), ed è il motivo per cui il fango sulle mappe francesi o la roccia del deserto del Sinai sembrano quasi tangibili.

Sonoro e localizzazione – Avanti italiano!

L’ho già detto e lo ripeto: quando un gioco è localizzato completamente in italiano per me vale il doppio. Sparare e leggere i sottotitoli è per me un lavoro piuttosto complicato. La vera differenza però la fa il sonoro nella rappresentazione delle armi: ogni arma ha il suo suono, preciso e ben distinguibile, anche nel momento della ricarica. Buone anche le musiche, evocative e trascinanti, che si inseriscono bene nel tessuto narrativo delle missioni.

Altre osservazioni – La narrativa al centro

Pad alla mano il gioco trasmette buone sensazioni: il livello di sfida, giocato a difficoltà Normale, è comunque impegnativo. Ogni missione richiede un approccio diverso e non sempre un attacco a testa bassa paga. Mi è capitato di morire più volte in un preciso momento di una missione e di dover fare più di un tentativo per superare quel punto.

La campagna funge anche da “scuola guida” per i mezzi dell’epoca. Il feeling del gameplay cambia drasticamente a seconda di cosa stai pilotando, che sia un pesante e lento carro armato o un leggero biplano, dove il sistema di volo è comunque snellito e orientato tutto sui duelli aerei.

L’elemento però a mio avviso di spicco della produzione è la scrittura e la messa in scena dei Capitoli di Guerra. Il tono generale di ogni capitolo della campagna è lontano dalla retorica eroica tipica degli sparatutto militari e non si cerca mai di glorificare la guerra in quanto tale, ma si cerca sempre di mostrare il costo umano. I personaggi morivano, i piani fallivano, le battaglie erano caotiche e disperate. Prima di ogni storia viene mostrata una breve scheda sul destino reale del protagonista, spesso tragico, il che aggiungeva un ulteriore livello di peso emotivo.

Tempesta d’acciaio racchiude la pura essenza della Prima Guerra Mondiale in pochi minuti, Fango e sangue è una storia di cameratismo e claustrofobia all’interno di un ammasso di ferro che continua a rompersi, Amici in alto è più leggera e avventurosa delle altre, con inseguimenti aerei spettacolari tra biplani e una fuga rocambolesca dietro le linee nemiche.

Ma le mie due preferite sono state Avanti Savoia, dove la narrazione è un lungo e doloroso flashback in cui Luca racconta a sua figlia di come combatté sul fronte e di come perse il fratello gemello Matteo in battaglia il giorno del loro 21° compleanno, e Il Postino, una toccante storia di sacrificio e di coraggio in una situazione apparentemente impossibile.

Conclusioni – Un titolo ancora valido

Le Storie di Guerra di Battlefield 1 si sono rivelate una bella esperienza sia sotto l’aspetto narrativo che sotto quello ludico. Anche a distanza di anni il gioco riesce a mantenere ancora una sua precisa personalità in termini di atmosfera, direzione artistica e resa visiva, unita a un gameplay semplificato e non sempre omogeneo ma che riesce a trasmettere lo stesso un buon livello di coinvolgimento. Al netto della sua breve durata (io che sono un Senza mani ho impiegato quasi 9 ore per finirle tutte), l’approccio emotivo verso un’ambientazione davvero unica come quella della Prima Guerra Mondiale, avuto dai ragazzi di DICE, è sicuramente encomiabile.

Battlefield 1 (DICE / Electronics Arts, 2016, versione PC tramite Game Pass) 


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