Dopo l’esperimento fatto nei due anni precedenti (Provenza e Camargue nel 2024, Foresta Nera e Strada Romantica nel 2025) ci siamo detti se valesse la pena stare fuori così tanti giorni (più di 12) e se per una volta non convenisse fare un viaggio più compatto. Dopo aver girato la ruota per un paio di mesi l’ago si è fermato sulla Norvegia, un nostro vecchio pallino già da qualche anno. Ovviamente anche questo non è un posto in cui bastano pochi giorni per visitarlo, ma qua il limite temporale ce lo siamo imposti, complice anche una non facile coincidenza dei voli viste le distanze e un costo della vita in elevato per le nostre povere tasche (sarei curioso di sapere se anche i norvegesi la pensano così).

La genesi del viaggio non è stata per niente semplice. Inizialmente volevamo andare a Oslo, stare un paio di giorni lì, andare a Bergen tramite la spettacolare Bergensbanen per poi fare la crociera con Hurtigruten e tornare indietro. Solo che nei giorni in cui saremmo stati a Bergen la crociera non era disponibile e anche il ritorno sarebbe stato complicato. Dopo lunghi tentennamenti abbiamo deciso di eliminare Oslo (ci faremo semmai un weekend e, vista anche la cerimonia funebre del re, alla fine non è stato un male), stare giusto un paio di notti a Bergen e prendere da lì la crociera per andare nelle isole Lofoten. Saremmo poi tornati indietro con dei voli interni, indipendentemente dal loro costo. A posteriori, francamente non potevamo fare granché di diverso.

Il periodo scelto è stato la prima settimana di settembre, per la precisione dal 4 al 12, periodo ancora di transizione in Norvegia. Degli amici ci sono stati a giugno e in certi punti in cui sono arrivati, il sole non tramontava mai definitivamente. Il meteo non ci spaventava più di tanto, visto il caldo di quest’estate un po’ di fresco era richiesto. Per l’abbigliamento siamo andati al sodo, portando prevalentemente materiale tecnico/sportivo e vestendoci nel cosiddetto modo “a cipolla”.

Come al solito ce lo siamo fatti tutto da soli, salvo chiedere qualche consiglio a chi c’era già stato o viene proprio da lì. Rispetto agli altri anni abbiamo deciso di non prendere niente con la cancellazione gratuita e di fare in compenso un’assicurazione familiare. Questo perché ci siamo accorti che le cose non rimborsabili (aerei, crociera, ecc…) incidevano in maniera significativa rispetto all’auto o agli appartamenti e quindi tanto valeva prenotarli senza cancellazione.

Spoiler. Abbiamo speso di più della Germania ma meno di quanto pensassimo.

Ma andiamo con ordine. Come guys!

Venerdì 04/09

Per andare all’aeroporto usiamo il nonno in versione Amico Bob e, nonostante da fuori sia tutto apparentemente tranquillo, dentro c’è parecchia gente e anche tanta confusione. Con la noia che ci assale, alle ore 10:35 prendiamo l’aereo che da Pisa ci porta a Francoforte, dove alle 14:35 ci aspetta l’aereo per Bergen. Le bambine sono settate in “modalità viaggio” che, sommata alla modalità “vacanze scolastiche” in funzione dai primi di giugno, le rende un tantino vivaci (cose se si protrarrà anche nei giorni successivi per poi avere uno scatto di maturità sul finale).

Arrivati a Bergen prendiamo un trenino di circa 45 minuti che ci porta comodamente in centro. Da qua andiamo direttamente all’appartamento (o meglio, una stanza con la cucina però ampiamente funzionale al nostro uso), a cui si accede passando da una corte di un pub.

Visto che dobbiamo comprare qualcosa al supermercato, facciamo subito un piccolo giro nel centro, incappando in un ottimo negozio di fumetti e giochi (Outland) dove scopro che sapere bene l’inglese permette di leggere le edizioni originali senza dover aspettare una traduzione. Da qua al Fisketorget (il mercato del pesce) è un attimo. La prima persona con cui parliamo da quando abbiamo messo piede in Norvegia è un gentilissimo, nonché preparatissimo, pescivendolo originario di Catania che vive da quasi vent’anni in Norvegia.

È quasi l’ora di cena e piano piano torniamo all’appartamento.

Sabato 05/09

Essendo il primo giorno pieno, non c’è tempo da perdere. Quando usciamo dall’appartamento, troviamo una bella chiazza di vomito nel tunnel che porta dalla corte interna alla strada, situazione un po’ spiacevole ma che ci aiuta a spiegare alle nostre bambine quali possano essere gli effetti di una serata sopra le righe. L’obiezione “magari aveva preso un virus” già alla seconda chiazza non regge più.

La città è ancora tutta addormentata, qua le principali attività aprono alle 10 per poi fare tutta una tirata fino alle 19 o nel weekend anche alle 18, cosa parzialmente già notata anche lo scorso anno in Germania. La destinazione è il Bergen Matfestival, il festival gastronomico e del sidro norvegese in Festplassen, dove abbiamo prenotato alle 11 una sessione di cucina per Mina. Ci si arriva tranquillamente a piedi anche a passo da ritorno.

Per caso passiamo da Torgallmenningen, la piazza intitolata a re Olav V, dov’è presente La Pietra Blu (Den Blå Steinen), una pietra di sodalite brasiliana lunga nove metri realizzata da Asbjørn Andersen e donata alla città il 27 marzo 1993 dal Kavli Trust. È completamente ricoperta di fiori e candele, omaggio della città al re Harald V, scomparso il 28 agosto.

Passiamo poi da Lille Lungegårdsvannet, un piccolo lago di 5 acri, e accompagniamo Mina al Byparken dove, anche se nessuno parla italiano, lei non si scompone più di tanto e, una volta messo cappello e grembiule, si accomoda dietro alla sua postazione.

Tempo di piazzare l’altro pezzo della famiglia e preparo la fuga verso il primo luogo di culto in terra norvegese che avevo pinnato sulla mappa: il mitico negozio di dischi Apollon. Fondato nel 1976 da Frode Svanevik – una figura chiave della scena culturale e musicale di Bergen, improvvisamente scomparso nel 2015 – come piccola azienda di importazione e vendita per corrispondenza, divenne ben presto noto per offrire pubblicazioni internazionali prima che raggiungessero la maggior parte degli altri negozi di dischi norvegesi. Il primo negozio al dettaglio è stato aperto nel 1978 proprio a Bergen, concentrandosi su generi alternativi e di nicchia, diventando un popolare luogo di incontro per musicisti, studenti e appassionati di musica. All’inizio degli anni ’90, il negozio si trasferì nella sede attuale a Nygårdsgaten. Per fronteggiare la crisi del settore musicale, il governo norvegese ha compreso lo status culturale dell‘Apollon e nel 2012 gli è stata concessa una licenza particolare diventando l’unico negozio al dettaglio di Bergen autorizzato a servire alcolici, trasformando il locale metà in birreria (seppur molto piccola) e metà negozio di dischi, ovviamente vinili di altissimo livello, sia nelle produzioni recenti sia in quelle passate.

Nel frattempo Mina ha cucinato verdure miste tagliate a fettine e salmone impanato con i cornflakes con riso al vapore. Con due abbondanti porzioni della sua creazione, chele di granchio spaccate con lo schiaccianoci, del pesce a vapore e due mele sbucciate e inzuppate nella cannella la ciurma è già bella satolla. Tranne ovviamente il sottoscritto, che non mangia pesce. E qua iniziamo a scontrarci con i temutissimi prezzi norvegesi, dove anche il buon vecchio street food da festival può raggiungere i 25 euro per un (solo) hamburger. Nota a margine: per ovviare a ciò, essendo in un appartamento sia qua che nelle Lofoten, ci eravamo portati qualcosa da casa, imballato accuratamente nella valigia da stiva. È arrivato tutto sano e salvo – persino due bottiglie di vino – ma per una settimana ho trovato salsa di pomodoro invece delle mutande e calzini con dentro barattoli contenenti cibo di natura varia. Decidiamo di fare come il Taralla e la risolviamo con un paio di skillingsboller (una variante locale del rotolo alla cannella) e un caffè americano.

Smarcato l’appuntamento del Matfestival prendiamo la Fløibanen, una funicolare con i fiocchi, che collega il centro di Bergen alla cima del Monte Fløyen in pochi minuti. Da qua – il settimo e più importante monte di Bergen anche se alto solo 320 metri – si può ammirare il panorama della città dall’alto. Un gruppo – l’unico in tutta la vacanza – di italiani ci fa un po’ di foto di rito e poi passiamo un paio d’ore nel parco giochi, dove tra torri di arrampicata con scivoli, case sugli alberi, ponti sospesi e percorsi ad ostacoli conveniamo entrambi che farsi male al secondo giorno di vacanza è un po’ prematuro.

Passo passo ritorniamo verso l’appartamento ma, fermandoci a un supermercato per comprare un po’ di frutta, scopriamo solo alla cassa che in Norvegia è vietata la vendita di alcolici – nel nostro caso, due innocue birre in lattina – dopo le ore 18 del fine settimana. Non resta che farci bastare il vino aperto la sera prima.

Domenica 06/09

La domenica mattina di buon’ora (anche se con Ada è tutto un dire) chiudiamo le valigie e andiamo a lasciarle nel locker dove poi faremo il check-in per prendere la nave. Cosa essenziale, altrimenti non avremmo potuto girare tutto il giorno con 4 valigie al seguito.

Al ritorno in centro facciamo tappa a Bryggen, il famoso e storico molo anseatico dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il molo è celebre (c’è stata anche una puntata di Masterchef della scorsa edizione) per le sue file di edifici in legno rosso, giallo e ocra, ricostruiti dopo l‘incendio del 1702 nello stile medievale originale. Facciamo un giro all’interno dei vecchi magazzini, dove ovviamente inizia a piovere. È la parte più turistica di Bergen ma francamente merita una visita, seppur rapida e senza troppi fronzoli.

Subito dopo pranzo andiamo al VilVite, il museo della scienza e della tecnica. Dopo quello di Monaco dello scorso anno, è stato deciso all’unanimità che in ogni città in cui andremo cercheremo un museo simile.

Qui il centro ospita circa 100 installazioni pratiche dove bambini (ma anche gli adulti) possono programmare robot, esplorare la sezione dedicata all’acqua e scoprire la fisica giocando. La moglie si è cimentata nella Sentrifugalskapen, una delle poche attrazioni al mondo in cui si può pedalare su una bicicletta che compie un giro della morte a 360 gradi per sperimentare la forza centrifuga. Un ottimo metodo per testare il livello di decadenza delle proprie bagiogie.

All’ennesima brontolata, anche se manca un quarto d’ora alla chiusura ufficiale, chiudiamo unilateralmente la nostra giornata al museo. Torniamo quindi verso il centro e ci fermiamo a prendere un osceno caffè a un Seven Eleven. Non ci siamo accorti di essere davanti proprio all’Apollon! Scatta quindi una birretta tattica mentre io faccio il crate digger, ma poi decido di prendere una shopper dedicata ai 50 anni dell’azienda.

Non ci resta che andare a ritirare le valigie al locker, fare il check-in con un piccolo corso sulla sicurezza e poi salire sulla nave.

Una volta saliti a bordo scopriamo un fatto curioso: Ada, non avendo ancora compiuto i 6 anni, è considerata un enfant quindi non ha pagato niente, né per il viaggio né per la colazione. Di fatto per la Hurtigruten noi siamo in 3, motivo per cui non ci viene data una camera quadrupla ma due camere doppie di cui solo una con un letto pronto, ossia la mia e quella di Ada. Il problema è che, dal Giappone in poi, io soffro terribilmente gli spazi stretti, soprattutto le camere da letto, visto il mio sonno piuttosto ingarbugliato. Decidiamo quindi di invertire le camere, in quanto l’altra ha due letti singoli appaiati e un oblò che dà sull’esterno della nave sempre illuminato. Ciò comporta una gran confusione con le tessere – nominative – che devono essere sempre portate appresso sulla nave. Alla terza volta che “io ho la tua ma te non hai la mia!” “Sì, perché pensavo fosse tua” abbiamo chiesto alla reception di stamparle nuovamente con le due camere invertite. Per la cronaca, le camere erano sì piccole ma tutto sommato di buon livello, ma io purtroppo ho dormito in maniera pessima per tutte e tre le notti, svegliandomi quasi sempre a distanza di un’ora con in mente il corridoio del Titanic che piano si riempie d’acqua. L’avevo anche sull’aereo questo problema ma negli anni si è risolto da solo, ora spesso ci prendo dei saraghi clamorosi. Ovviamente Ada si è sempre addormentata al comando senza mai svegliarsi la notte e facendo parecchia fatica a farlo la mattina.

Per la cena la nave mette a disposizione il ristorante oppure una caffetteria sempre aperta – ma la cucina chiude alle 21 – dove tutte le sere proviamo a prendere dei piatti diversi: tra hamburger, wurstel, omelette o zuppa di pesce siamo riusciti a sfangarla, alla fine era tutto buono e poi la ragazza, Ingrid, si è sempre dimostrata gentile e molto disponibile alle nostre esigenze (non vi sono bambini sulla nave e l’età media è un reparto di geriatria a caso). Purtroppo una birra media costa 15 euro, fate voi la media degli altri prezzi.

La caffetteria sarà anche il nostro campo base durante la navigazione, visto che mette disposizione per i passeggeri un puzzle da 1000 pezzi a tema Hurtigruten e una microscopia area giochi con tanto di lavagna con i gessi con cui imbrattare tutta la nave. Curioso il signore nato nella DDR che parlava solo tedesco ma che voleva a tutti costi disegnare alle bimbe un albero di natale sulla lavagna.

Lunedì 07/09

Dopo una ricchissima colazione, andiamo sul ponte principale della nave – fa freddino, più che altro c’è molto vento – per capire un po’ cosa abbiamo intorno, visto che stiamo entrando nella regione di Sunnmøre, il distretto più tradizionale sulla costa occidentale della Norvegia.

In questa giornata le soste più lunghe sono due. La prima è la visita al bellissimo fiordo di Hjørundfjorden, circondato dalla catena montuosa delle Sunnmørsalpene, con cime che raggiungono i 1.700 metri. Entrambi i lati del fiordo sono fittamente boscosi, grazie alle abbondanti precipitazioni, trattandosi di uno dei fiordi più piovosi del mondo. Cosa che tocchiamo con mano quando mettiamo piede a Urke, un piccolo villaggio – definirlo paesino è troppo – di una quarantina di anime. Da qua partono gli itinerari per una serie di escursioni, noi ci limitiamo a una bella passeggiata lungo il fiume, scandita da una bella pioggia e dalle proteste delle nostre figlie. Nell’unico micro supermercato vicino al porto compriamo qualcosa da mangiare a completamento di quanto avanzato, per una pura combinazione, dalla colazione e nel primo pomeriggio riprendiamo il tender boat che ci riporta alla nave.

La seconda invece è prevista alle 18 ad Ålesund. Purtroppo tutte le attività sono già tutte chiuse e anche la piccola pioggia che sta cadendo non mette tanto brio alla passeggiata ma è comunque una bella cittadina.

Per cena rientriamo sulla nave e io in camera da letto decido di movimentare ancora di più il mio già agitato sonno sparandomi un film dai toni sobri: John Wick 3.

Martedì 08/09

In questa giornata l’unica fermata lunga delle tre previste è quella di prima mattina a Trondheim, la città dei re. Abbiamo tre ore a disposizione e, passando per Torvet (la piazza principale), ci dirigiamo verso la Cattedrale di Nidaros, tradizionalmente la chiesa dell’incoronazione dei monarchi norvegesi, talvolta chiamata la Notre-Dame norvegese. Costruita sul luogo di sepoltura di Sant’Olav, il santo patrono del paese, ha una facciata gotica riccamente decorata e i suoi straordinari interni la rendono uno degli edifici religiosi più imponenti della Scandinavia. All’interno è stato allestito uno spazio per chi volesse scrivere un messaggio di cordoglio al defunto re Harald V.

Nel pomeriggio navighiamo in mare aperto in direzione di Rørvik e una leggera naupatia – che si trasformerà in un mal di terra nei giorni successivi – comincia a prendere possesso di chi scrive.

Dopo cena, quando ormai siamo quasi a letto, grazie a un’intuizione di un ragazzo, saliamo sul ponte della nave a prua e riusciamo a vedere Lei, la tanto sognata aurora boreale. La staticità con cui spesso viene ritratta nelle foto non le rende giustizia, dal vivo è come osservare una polvere colorata che si muove in continuazione, la cui visibilità dipende dalla luce e dalle nuvole (infatti quella sera era buio pesto).

Mercoledì 09/09

Nell’ultimo giorno di crociera, l’unica sosta lunga è prevista all’ora di pranzo a Bodø, conosciuta ai più per i successi in Champions League della piccola squadra di calcio. Convinti che non vi sia granché da vedere, facciamo una traditional experience: sauna e bagno ghiacciato, ovviamente all’aperto. La sauna si chiama Pust Bodø (ipotizzo che pust in norvegese voglia dire respira) ed è sempre in zona portuale ma a una ventina di minuti a piedi da dove ha attraccato la nave. Gestiamo tutto in autonomia grazie al codice che ci è stato dato durante la prenotazione e dopo aver fatto una bella sauna facciamo una rapida abluzione nelle fredde, freddissime acque del Mar del Nord. Ripetiamo il tutto tre volte e poi via di corsa a riprendere la nave che riparte alle 15:45.

Nel corso della giornata le tv della nave avevano trasmesso la diretta del funerale del re tenutosi a Oslo, con tanto di minuto di silenzio assoluto alle ore 13. Siamo ormai talmente calati nella parte che nel pomeriggio assistiamo, sul ponte principale della nave, all’issamento della bandiera in cima al pennone dopo che era stata a mezz’asta per tutto il viaggio.

Poco dopo le 21 arriviamo a Svolvær e andiamo direttamente all’albergo che dista una manciata di minuti a piedi. Dentro la hall veniamo avvicinati da una coppia di signori che erano con noi sulla nave, i quali si complimentano per come si sono comportate le bambine nei giorni di crociera. Noi incassiamo i complimenti con un soddisfatto sorriso tacendo sul fatto che le suddette nanerottole siano state prese per le orecchie e svitate più volte come le Golia.

Giovedì 10/09

L’unica giornata a Svolvær prevede un’escursione di pesca in mare aperto su di un vero e proprio peschereccio. Io già dall’Italia avevo deciso che non avrei presenziato, dimostrando di avere meno coraggio dei numerosi asiatici che sono saliti a bordo. Ma si sa, loro ridono sempre!

Finisco di fare colazione con calma e poi porto le valigie nel deposito dell’albergo. Faccio un giro nel piccolo centro di Svolvær dove sostanzialmente non c’è granché da vedere: in fin dei conti è un porto ed è noto quasi esclusivamente per le tante escursioni che partono da qua, dalla già citata battuta di pesca, all’osservazione del sole di mezzanotte o all’avistamento delle acquile.

All’ora di pranzo il trio livornese torna dalla battuta di pesca con un bottino di tutto rispetto: ben due sgombri e tre merluzzi neri!

È l’ora del pullman che ci deve portare all’aeroporto di Leknes a prendere la macchina che abbiamo noleggiato per i due giorni nelle isole Lofoten (senza sarebbe stato complicato spostarsi). Al ritiro dell’auto scopriamo di avere una 5008 totalmente elettrica! Da quelle parti le auto nuove sono per la maggior parte elettriche, in quanto il governo norvegese ha pesantemente tassato le auto tradizionali per scoraggiarne l’acquisto. Niente panico, sono del mestiere e non dovrei avere problemi a gestire un go kart.

Percorriamo la E10, la principale strada – con tanto di ponti a senso unico alternato tramite semafori – che collega tutte le piccole isolette che formano il territorio, e gli scorci che vediamo sono impareggiabili, tra vecchie case dei pescatori e coste di montagna a picco sul mare.

Subito prima di cena arriviamo nel nostro cottage a Å i Lofoten. Siamo noi, una busta piena di pesci e tanto silenzio.

Venerdì 11/09

Al mattino presto facciamo un giro per le vie di Å i Lofoten. È un paesaggio piuttosto strano; o meglio, a cui non siamo abituati. Per certi aspetti sembra di essere in campagna, ma poi ti volti e ti ritrovi in riva al mare.

Prendiamo la macchina per andare a Reine – uno dei centri più grandi da queste parti – e ci fermiamo da Anita’s Sjømat, conosciuta anche come Anita’s Seafood, un affascinante negozio e ristorante situato in uno spettacolare contesto sul lungomare. Se cercate un pratico snack allo stoccafisso è il posto che fa per voi.

Si è fatta l’ora di pranzo e dobbiamo risolvere un problema: caricare la macchina. Non che sia scarica ma è richiesta una certa percentuale minima di carica al reso, un po’ come avviene con la benzina. Le torrette di ricarica da queste parti non sono oasi nel deserto, anzi tutt’altro, quindi mi viene mossa l’obiezione “che problema c’è, è come fare benzina!”. Chi ha mosso tale obiezione, ossia mia moglie, non ha previsto il tempo di ricarica – mia moglie non considera mai il tempo accessorio per fare le cose, solo l’azione in sé – che, anche trovando le colonnine a ricarica ultra rapida, non è mai inferiore alla mezz’ora. Per fortuna, tramite l’app troviamo una stazione dietro a un piccolo supermercato e mentre mangiamo sul retro due gelati, una banana e gli sgombri pescati il giorno prima, riusciamo a mettere un po’ di elettroni nella macchina.

Per il prosieguo della giornata ci sono due opzioni sul tavolo, che prevedono entrambe una lunga trattativa familiare. I 1978 scalini costruiti dagli sherpa nepalesi per arrivare in cima al monte Reinebringen sono già stati scartati durante il tragitto, in quanto molto impegnativi e ripidi.

Resta la possibilità di andare a visitare la spiaggia di Kvalvika, vicino alla cittadina di Ramberg, la cui particolarità è quella di essere incastonata tra due montagne. Ci sono due modi per raggiungerla: il primo, e più sponsorizzato, è quello di passare dal monte Ryten, l’altro è quello di passare al lato del monte Moltiden. Scegliamo la prima opzione ma al parcheggio ci dicono che da qua il percorso è più lungo (circa 3 ore, forse più) e ci consigliano l’altra via, poco conosciuta per via dei pochi posti auto nel parcheggio, ma più corta e con la possibilità di vedere la spiaggia anche dall’alto senza il bisogno di dover scendere per forza.

Troviamo l’ultimo posto disponibile nel parcheggio (e te pareva…) e io, ampiamente calato nella parte dell’amante delle escursioni grazie ai miei pantaloni tecnici color senape, affronto deciso l’impervio percorso. Dopo un’ora abbondante di camminata su un sentiero che alterna passerelle in legno, sassi e un po’ di fango – per la cronaca, non capisco perché le mie figlie in queste situazioni non facciano un plissé contrariamente a quando le portiamo in giro senza meta – fisso il punto di arrivo a un masso da cui si intravede la spiaggia. Una coppia che sta risalendo ci dice che da qualche sasso più in là è possibile vedere tutta la spiaggia, senza specificare quale sasso. Mia moglie li prende in parola e sposta sempre un po’ più in là il masso a cui vuole arrivare (un po’ come l’ultimo negozio, quando sappiamo tutti che sarà il penultimo).

Alla fine ne è valsa la pena, un panorama davvero particolare e meraviglioso. Facciamo il percorso inverso – che richiede più o meno il solito tempo, vista la particolare predisposizione di metà della comitiva a perdersi in chiacchiere e a distrarsi – e torniamo alla macchina.

A casa ci aspetta il famoso e ultimo merluzzo nero! È talmente abbondante che, sempre per quella regola per cui non si butta via mai nulla, mia moglie ne offre una generosa porzione ad una spaesata coppia di giovani turisti ungheresi di stanza nell’edificio centrale risolvendo loro la serata.

Sabato 12/09

Siamo arrivati al capolinea. Chiusura delle valigie, ultima risciacquata alle figliole, piccia di pane presa alla bakery accanto al nostro appartamento e via di corsa all’aeroporto dove arriviamo in ampio ritardo a causa di una galleria a senso alternato lungo la strada. Fortunatamente la guida sulle uova ha funzionato e sono riuscito a riportare l’auto con una carica oltre quella richiesta.

L’aeroporto di Leknes ci regala l’emozione di salire a bordo di un DHC-8 per un volo per Bodø che durerà solo mezz’ora. Il resto è un indenne passaggio per l’aeroporto di Oslo per poi arrivare in serata a Pisa. Una furiosa lite tra tassisti ci conferma di essere arrivati all’aeroporto giusto.

Conclusioni

In conclusione è stato un bellissimo viaggio ricco di spunti e situazioni curiose, dall’aurora boreale al bagno nel Mar del Nord fino alla battuta di pesca in mare aperto. I tanti mezzi di trasporto presi e l’aver dormito in posti diversi non hanno reso il viaggio troppo dispersivo, al contrario è stato un modo per variare un po’. Anche la crociera alla fine si è rivelata una bella esperienza (ben organizzata dalla Hurtigruten stessa) e le 3 giornate di navigazione sono state il giusto compromesso tra tra fruibilità e noia. Da non trascurare però gli elevati prezzi norvegesi il cui cambio euro – corona non è per niente favorevole.

Resta una sincera ammirazione per alcuni punti dello stile di vita dei norvegesi (ma lo stesso discorso vale anche per tutti i paesi del Nord Europa), e anche se oggettivamente il loro modello da noi è difficilmente replicabile, potremmo comunque trarne ispirazione.

Il resto è la sacca dei medicinali mai aperta in nove giorni.


L’esigenza di scrivere un articolo così lungo nasce dal fatto di voler ricordare ed approfondire alcune cose, non vi è nessun motivo commerciale o compenso dietro ai link segnalati. Le immagini sono state realizzate da noi tramite smartphone.


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