Un paio di considerazioni sul Gran Premio del Bahrein che si è tenuto in Malesia, sulla pista di Sepang. Un po’ come se il Giro d’Italia si tenesse in Olanda. Ma tant’è, il mondo di oggi è questo e la Formula 1, se vuole, può arrivare ovunque. E poi in fondo la pista malese, inspiegabilmente lontana dal calendario dal 2017, non è male ed ha sempre offerto momenti importanti.

Detto questo, veniamo al settimo giro. Chi ha montato le gomme soft invece delle intermedie era in fondo al gruppo, imbarcando acqua da tutte le parti. E indovinate chi erano? Ovviamente entrambe le Ferrari! È sempre il solito discorso. È possibile che non ci sia un tizio qualsiasi nella scuderia che sia capace di mettere una mano sull’asfalto e dire: “Ragazzi, qua prima di 10 giri la pista non si asciuga”? Invece si finisce per cercare sempre l’azzardo, per di più con due macchine (questo per non scontentare nessuno).
Partite in maniera disastrosa, con la pista ora piena d’acqua soprattutto nella zona del traguardo, si sono viste sfilare da tutte le altre vetture, con Leclerc che ha persino tamponato Hulkenberg rimettendoci l’ala anteriore. La sosta obbligatoria lo ha quindi portato a mettere le gomme intermedie (stessa sorte capitata alle McLaren), sconfessando di fatto la scelta iniziale. Per mettere invece un po’ di brio, il sapiente muretto Ferrari ha chiesto ad Hamilton se volesse scommettere sul rimanere in pista: Sir Lewis gli ha risposto che le scommesse gli piacciono e ha continuato con le gomme che aveva in partenza. Entrambi i ferraristi erano quasi doppiati ma, grazie a un paio di neutralizzazioni, al ritiro di Russell e a una gara più che opaca delle McLaren (Norris ha rischiato ha rischiato uno strike alla Colapinto), almeno Hamilton è riuscito ad arrivare sul podio. Onestamente la sua è stata una grande gara, ma, come al solito, se parti secondo e quarto e fai terzo e quarto con tutto quello che è successo, vuol dire che c’è qualcosa che non va.
Questa è solo una parte del confusionario gran premio della Malesia (cioè Bahrain). In partenza è emersa una condizione particolare: causa pioggia, la safety car andava talmente piano che i software di gestione dell’energia sulle vetture Red Bull e Ferrari sono andati in blocco, impedendo ai piloti di accelerare. Verstappen è riuscito a ripartire; Hamilton si è addirittura dovuto fermare (stessa sorte capitata ad Ocon e Bottas, venendo sfilato da tutto il gruppo. La cosa è stata talmente seria che la direzione gara, per saperne un po’ di più, ha abortito la procedura di partenza, facendo rientrare tutte le auto in pit lane e ripristinando il corretto ordine di partenza. A oggi la componente software di gestione di tutto il pacchetto è fondamentale quanto il telaio o il motore. Non una bella immagine, sembravano dei batti-batti quando finisce il giro e devono rimettere il gettone…
Alla fine ha vinto Lui, Max Verstappen. La vittoria gli mancava da un anno, l’aveva annusata già a Baku e, anche se queste auto non gli piacciono, lui le guida sempre in una maniera sola: al massimo. Occhio alla Red Bull in ottica 2027. Il team si è rimesso in sesto, il motore è ottimo e stanno migliorando l’auto nei suoi punti deboli, contrariamente a una Mercedes (con un altro ritiro per affidabilità sull’incolpevole Russell) i cui aggiornamenti non hanno dato i riscontri sperati, e a una McLaren ancora a corrente alternata.
Sul mondiale, che ci volete fare, altri 25 punti e una gara in meno nel mazzo di Antonelli.
Ci vediamo la prossima settimana a Singapore.




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