Private Music, prodotto nuovamente da Nick Raskulinecz e uscito a cinque anni dal già ottimo Ohms, cerca di consolidare il caratteristico sound alternative della band bilanciando elementi tratti da shoegaze, post-punk e new wave. Lo fa già in apertura con il potentissimo groove di My Mind Is a Mountain, primo singolo estratto dal disco e vera cartina al tornasole della capacità compositiva dei nostri. Capacità che non si affievolisce con la successiva Locked Club, canzone che alterna chitarre ora dilatate, ora più squadrate, e un Chino Moreno quasi in spoken word.

Compattezza e intensità si ritrovano in brani come Departing the Body e Infinite Source, mentre in Ecdysis siamo dalle parti degli Ulver di The Assassination of Julius Caesar. Un passo indietro verso l’alternative dei primi anni 2000 lo fanno cXz, Milk of the Madonna e Metal Dream, dove ci si sposta verso le sonorità dei primissimi A Perfect Circle dell’amico Maynard James Keenan. Ma è al centro dell’album che, con I Think About You All the Time, si tocca il vero picco emotivo, in un perfetto equilibrio tra malinconia e melodia.

Interpretato come una riflessione sulla dimensione intima della musica che, nell’era digitale, diventa paradossalmente pubblica e condivisa, Private Music — se ascoltato scevro da retro-considerazioni — è un’opera che condensa e rilancia il suono caratteristico dei Deftones. Mi ha fatto persino digerire il serpente albino in copertina, un altro animale che si aggiunge al bestiario simbolico della band dopo l’airone di Diamond Eyes e il pony di White Pony, metafore della trasformazione di un’anima.

Non sono questi i dischi a cui si chiede di salvare la musica, né tanto meno di gettare le basi del futuro. Ma ad avercene…

Deftones – private music (Reprise, 2026)


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