Nati nel lontano 2007 come progetto dedito al cazzeggio, tra il serio e il faceto, per volontà del qua arcinoto Maynard James Keenan, i Puscifer da qualche tempo a questa parte sono diventati una formazione a tutto tondo. Ad esser precisi, un trio, dove oltre MJK, ci sono la vocalist Carina Round, un percorso nell’art-rock e nell’indie britannico, e il produttore e multistrumentista Mat Mitchell, vero sound designer del gruppo. 

Rispetto al precedente Existential Reckoning, questo album è stato composto principalmente durante il tour precedente, il che ha portato ad avere un sound generale dell’album più asciutto con le chitarre tornate ad avere un ruolo principale all’interno degli arrangiamenti, caratterizzate da toni molto più aggressivi rispetto al passato.

Tutto ciò si nota bene soprattutto nella prima parte dell’album con traccome la title track, Self EvidentA Public Stoning e Mantastic

Nella seconda parte nostri pescano a pieni mani dall’elettro rock con influenze prese dal goth al post-punk, offrendo composizioni estremamente curate – ma questo non è una novità – come The Quiet Parts, Pendulum, ImpetuoUs

Dimenticando per una volta astruse teorie da Area 51, i testi di Normal Isn’t ne riprendono il titolo, ovvero una riflessione sul ciò che avviene nel mondo, definito da Keenan come non “normale”. Tra le tematiche affrontate vi sono, ad esempio, il fenomeno delle camere dell’eco (A Public Stoning), la mascolinità tossica (Mantastic) e le scelte morali (Bad Wolf), su estremismi e manipolazione (The Quiet Parts). 

Il disco si avvale anche del contributo di altri due batteristi oltre ad Olsen, ovvero Sarah Jones (Normal Isn’t, The Quiet Parts, ImpetuoUs) e Danny Carey (Seven One) prima vera collaborazione tra membri dei Tool fuori dalla band madre. Inoltre hanno partecipato alle registrazioni anche lo storico bassista dei King Crimson, Tony Levin (Normal Isn’t, Seven One) e Ian Ross, padre di Atticus Ross, voce narrante in Seven One

Qualcuno potrà obiettare sul fatto che le produzioni a firma MJK si siano un po’ appiattite su un sound ormai ampiamente codificato e che da un po’ di tempo manchi il colpo grosso. Il che potrebbe esser tradotto con un “invece di pensare a queste mezze cosucce, ci tiri fuori l’album dei Tool che aspettiamo da trent’anni”. Io invece penso che vada bene così: dopo vent’anni dal loro esordio i Puscifer possono essere appieno un vertice di una triade che li vede insieme a dei totem come Tool e A Perfect Circle.

Puscifer – Normal Isn’t (Puscifer Entertainment, 2026)


Lascia un commento

In voga