È dall’inizio dell’anno che vado dicendo che questo mondiale 2026 sia un’affare esclusivo della Mercedes. Si ok poi i punti si fanno alla domenica e la gare vinto e bla bla bla ma la sostanza non cambia: in Canada, con i deficit prestazionali di Ferrari e Red Bull e la scellerata scelta di partire con le intermedie di McLaren, le Frecce d’Argento non hanno avuto nessun avversario consistente. In pratica, se lo giocano in squadra e, attenzione, questo Gran Premio segna il primo vero turning point del campionato: Antonelli ha messo in chiaro alcune cose e allargato il divario in classifica con il suo compagno di squadra (43 punti di distanza).

I due si sono annusati, studiati e azzannati per tutto il week canadese. Personalmente credo che nella sprint Antonelli abbia un po’ esagerato in qualche sorpasso e qualche commento in radio ma chi non lo farebbe con una macchina che ti da la sensazione di poter vincere ad ogni domenica? La Formula 1 non è una gara di tuffi, se non hai il mezzo alla lunga la paghi (citofonare Leclerc e Alonso) quindi il ferro va battuto quand’è caldo. Il ragazzo dimostra ancora tanta garra, una fame che non si esaurisce al primo sorpasso subito o al primo errore commesso. Il suo compagno è un pilota vero, non il primo pilota Bottas che passa, il che rende ancora meglio la sua dimensione. Quando sbaglia, la volta dopo impara per fare meglio. Russell si è appellato al destino cinico e baro, rosicando non poco. Credo che con il tempo verrà il suo “alto”, così come arriverà il “basso” di Antonelli, la squadra cercherà di dargli una mano (il brand è tedesco ma la fabbrica è in Inghilterra) bisognerà vedere se sarà sufficiente per recuperare il distacco. A Norris lo scorso anno è capitato e chissà se a Piastri ricapiterà un’occasione del genere.
Rimanendo in zona orange, la McLaren ha fatto una scellerata strategia che gli ha fatto buttare via una gara dove potevano provare ad infilarsi tra le Mercedes come già fatto nella sprint. Ma la colpa è stata dei piloti con Norris, il campione del mondo in carica, che non ha battuto ciglio e Piatri che è andato in bambola ed ha centrato in pieno Albon. Se lo avessero fatto in Ferrari (cosa probabile, visto cosa ammesso da Hamilton nel retropodio) oggi avremmo chiesto anche le dimissioni del Presidente della Repubblica.
La Red Bull soffre troppo i mal di pancia di Verstappen e una vettura che a livello motoristico c’è ma pecca un po’ su tutto il resto. Anche per loro si prevede una stagione interlocutoria, la squadra deve essere riorganizzata e chissà che dal prossimo anno non ci sia più Max (io non credo, è presto per altre competizioni).

Venendo a noi, la Ferrari conferma il solito notevole deficit di motore e qua difficilmente si può compensare con altro. La cosa dispiace in quanto un tempo, quando dominavano le creature di Newey in Red Bull, qualcuno disse che “a Maranello si fanno motori e non alettoni”. Forse questa Formula 1 è un pochino più complicata. Rincuora il fatto che squadra e macchina siano solide, gli sviluppi corposi dovranno ancora arrivare ma dubito che siano sufficienti ad alimentare qualche sogno proibito. Il tanto agognato ADUO, quel sistema che permette gettoni di sviluppo in base alla percentuale di distacco prestazionale, è un sistema ancora tutto da decifrare. Da capire anche quali saranno le regole del prossimo anno sui motori: in caso di una diversa ripartizione tra endotermico ed elettrico (si parla di un 60/40 contro l’attuale 50/50) forse conviene andare direttamente al prossimo anno invece di voler spremere risorse per recuperare in questa stagione. Ammetto di aver fatto un tifo sfegatato per Hamilton, alla miglior gara da quando è in Ferrari, finalmente a suo agio con la propria vettura in un circuito che ha sempre amato (qua la prima vittoria in delle 105 ottenute) al contrario di un Leclerc in un oscuro limbo prestazionale per tutto il week end. L’inversione di tendenza è netta, il monegasco sta solo tre punti avanti all’inglese.
Ci rivediamo tra due settimane a Montecarlo.




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