Dopo una crisi esistenziale in stile Rocky III, dove si era arrivati persino a dubitare della veridicità delle 105 vittorie ottenute, il nostro amatissimo Lewis Hamilton ce l’ha fatta e riesce a conquistare la sua prima vittoria in Ferrari, a distanza di trent’anni esatti dalla prima vittore in Rosso di un certo Michael Schumacher, proprio in Spagna.

Che qualcosa sia cambiato in Lewis è evidente. La prima cosa sono le auto, quelle ad effetto suolo non gli sono mai andate a genio. La seconda, un ruolo nel team diverso, non solo la figuraina più vincente della Formula 1, ma una guida tecnica da seguire. Si è imposto su diverse cose, dall’ingegnere di pista alla scelta dei freni passando per il simulatore e chissà su quali punti avrà insistito, ottenendo la tipica risposta italiana “abbiamo sempre fatto così!”.
Vai a capire quanti “decimi” voglia dire tutto ciò, sono le famose pieghe delle mente, in cui si possono insinuare tante cose. Non so chi sia stata la sua Adriana sulla spiaggia (la Cullen? la Kardashian? Vasseur?) ma il balzo in avanti rispetto alla passata stagione è netto.
Quella centrata da Hamilton è stata una vittoria “sul campo” senza ombra di dubbio, con tre fattori chiave che negli anni passati quasi mai hanno funzionato: un pacchetto di aggiornamenti corposo, una strategia aggressiva ma ben pensata ed un consumo gomme ottimale anche nelle elevate temperature spagnole. Il resto è la Virtual Safety Car per il ritiro di Alonso, quel segnale che ti fa capire che sì, oggi si può fare.
Per il mondiale la cosa di fa un po’ diversa. Prima del ritiro di Antonelli pensavo che fosse la solita gara dove chi ha vinto ha vinto perché è andato più forte mentre gli altri sono andati meno forte. La Mercedes ha pasticciato un po’ con le strategie, ad un certo punto della gara avrebbero magari dovuto lasciare andare avanti il pilota italiano. La seconda piazza non era comunque da buttare, avrebbe perso una manciata di punti da Lewis ma li avrebbe guadagnati su Russell (che si è ripreso un’altra sverniciata in pista). Il ritiro di Andrea rimescola un po’ le carte, i quarantuno punti di vantaggio su Hamilton sono ancora un bel vantaggio ma i rapporti di forza in pista non sono ancora ben definiti e siamo solo ad un terzo della stagione. La Mercedes rimane ancora la macchina nel complesso più forte e non sappiamo quanto questa nuova Ferrari possa valere su altri tracciati.
Anche questa vittoria potrebbe essere il primo vero turning point per la stagione ferrarista: spezzato il digiuno di vittorie (Messico 2024 con Sainz) rimane da risolvere la questione motore, in attesa che la Federazione faccia luce sul famoso ADUO. C’è da recuperare Leclerc, andato malamente a muro anche nella qualifica del sabato e protagonista di un’involuzione mentale che lo porta a forzare più del dovuto. Non è in dubbio il suo talento, è in dubbio la sua leadership all’interno della squadra, questo si. Non credo che il box penda da una parte: se è vero che alcune cose interne al team sono cambiate, potrà beneficiarne anche lui.
Però avversari francamente non se ne vedono. La Red Bull ha un Verstappen sempre gagliardo ma “anche gli alieni devono avere una bella astronave” (cit.) e la McLaren raccoglie un podio con Norris ma non incide con Piastri.
Ci rivediamo tra due settimane in Austria.


Lascia un commento