Un paio di considerazioni sul Gran Premio degli Stati Uniti, la prima delle quattro gare consecutive nelle Americhe.

Gli mancano una manciata di punti. Due, per essere precisi. Ma di Mondiale, Andrea Antonelli non ne vuol sentire ancora parlare. Certo è che, se ancora ce ne fosse stato bisogno, qua in Texas il ragazzo di Bologna ha fornito l’ennesima prova di forza: giro in qualifica super, gara in solitaria e gestione delle gomme al top. A fine gara, in radio, ha anche scherzato sul fatto di aver commesso solo un track limit.
Certo, la Mercedes, al netto di qualche problema di affidabilità e di scelte strategiche non sempre efficaci, è stata senza dubbio la miglior macchina di tutta la griglia riuscendo ad amministrare il (grande) vantaggio tecnico di inizio stagione. La Formula1 è così, il mezzo conta ed anche tanto, è sempre stato così. Ma il discorso vale anche per Russell, arrivato ottavo a quasi un minuto dal compagno di squadra. Antonelli ha voluto insistere sugli aggiornamenti portati da Baku in poi, autoproclamandosi come guida tecnica per il prossimo anno, al di là del numero sul cofano, dimostrando anche di saper interpretare al meglio questo ciclo regolamentare.

Le vittore di Antonelli in Formula1 sono diventate nove, tante quante Leclerc. Il buon Carletto, altra grande gara magistrale la sua, ha agguantato con ritmo e tenacia il secondo posto, utilizzando una strategia su due soste. Il discorso è sempre il solito, cioè che bisogna inventarsi sempre qualcosa per compensare quello che manca (ne avremmo modo poi di riparlare a fine stagioe), però almeno a questo giro la macchina funzionava, contrariamente ad un Red Bull che in gara si completamente sgonfiata ed una McLaren mai competitiva. Peccato per la Virtual Safety Car sul finale che ha impedito ad Hamilton di superare Verstappen per il gradino più basso del podio.
Citando un vecchio tifoso juventino “la lotta per il secondo posto è aperta”.
Ci vediamo la prossima settimana in Messico (con un altro match point).




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