

Siccome da piccolo sognavo di fare il giornalista, vediamo se riesco a mettere “in cronaca” una cosa che ho fatto io e pochi altri venerdì 30 ottobre: andare alla terza giornata di Lucca Comics & Games, edizione 2026.
Se lo scorso anno la scelta del giorno era ricaduta sulla giornata di sabato, per mettersi al riparo da scioperi scolastici, feste di Halloween e impegni di lavoro dell’ultimo minuto, quest’anno ciò che ha fatto pendere la bilancia sul venerdì è stata l’esternazione di mia moglie al mio ritorno: “Il prossimo anno ti accompagno io”.
Sul momento la cosa mi aveva enormemente entusiasmato, fantasticando che almeno in questa occasione l’avrei fatta immergere nelle mie passioni, parlando di graphic novel, fumetto di genere, cosplay, carte collezionabili, abbeverandoci entrambi a tutte quelle vibes dal sapore di immacolata gioventù che può regalare una manifestazione del genere.
Scemato l’entusiasmo della prima ora, in me si è instaurato il sospetto che più che una compagna curiosa mi portassi appresso un tamagotchi e quindi mi è venuto in automatico stipulare un trattato di non belligeranza: io sono l’addetto allo Spazio-Tempo, lei è la curatrice delle Provviste e la Santa Protettrice della Bisaccia. Nel caso in cui volessi ricorrere a uno dei food truck presenti, noti per la qualità dell’Eurospin con i prezzi di Naturasì, potrei essere punito con una cena dai suoceri di lunedì sera.
Ma a causa – per carità – di un lecito sciopero, le bambine non hanno scuola e quindi ce le portiamo con noi. Con la speranza che i tamagotchi non siano tre.
La premessa di quest’anno è la medesima dello scorso anno: Lucca Comics non è più (solo) la festicciola di paese dove timidi ragazzini si fanno autografare la copia del loro fumetto preferito dall’artista di turno. Lucca Comics è ormai da anni (e nel post-Covid ha preso anche un bello slancio) un evento di respiro internazionale, per gli ospiti che vi partecipano, per le aziende coinvolte, per l’attenzione mediatica e per il numeroso pubblico molto eterogeneo. Non è cresciuto da sé, qualcuno lo ha annaffiato di proposito di anno in anno fino a farlo diventare una pianta talmente grande e articolata che a noi non addetti ai lavori è impossibile osservarla nella sua interezza, ma ognuno può prendersi il ramo che preferisce, a patto di scendere un po’ a compromessi.
Ma andiamo con ordine. Come on guys!
Qua ti dice dove stai andando, qua ti dice dove sei e qua ti dice dov’eri.
Visto che ricorre il sessantesimo anniversario della sua nascita, il nome ufficiale della manifestazione di quest’anno è “Lucca 60 Legacy”. L’idea è quindi quella di raccontare la storia della manifestazione e il passaggio di testimone alle nuove generazioni.
La copertina è stata realizzata da Claudio Castellini, importante fumettista italiano noto per il lavoro con Sergio Bonelli e Marvel. L’illustrazione riunisce personaggi dei manifesti delle edizioni passate: Lu di Zerocalcare, il Sandokan di Don Maitz, il gorilla con il robot di Phil Hale, Lady Hope di Ted Nasmith e il drago di Ciruelo. Al centro c’è un supereroe che sorregge una bambina, la Yellow Kid, che solleva una matita. Il gesto della matita passata a una bambina è proprio la metafora dell’eredità.
“Con il suo tratto michelangiolesco nel ritrarre le mani, Castellini firma anche il disegno che rappresenta il passaggio di testimone: una mano adulta che consegna una matita in una giovane mano, non un’eredità da custodire ma uno strumento da usare, il gesto di consegnare a qualcuno il potere di immaginare il mondo e cambiarlo”.
Questo passaggio di testimone si concretizza definitivamente con la realizzazione della variant cover da parte di Louise Stéphant, di dieci anni, vincitrice per due anni consecutivi (2024 e 2025) del Petit Fauve del Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême, il concorso che per decenni in Francia ha premiato e scoperto i talenti della BD.

Me ne intendo il giusto ma, anche se nella realtà dei fatti tutto è un po’ annacquato da tutto ciò che di inutile ruota intorno alla manifestazione, devo dire che sia l’idea sia la copertina hanno un loro fascino.
Famiglia, uniti!
Detto questo, programma che vince non si cambia. Anche quest’anno replico l’accoppiata parcheggio Don Baroni e ingresso a Porta Santa Maria ma, seguendo il flusso dei partecipanti, non passiamo dalla porta bensì da un’entrata sotto le mura, il che manda in confusione il mio ineffabile senso dell’orientamento. Grazie alla mappa che avevo stampato riesco a rimettere il gruppo in direzione Baluardo Santa Croce per ritirare i braccialetti e la speciale carta di Pikachu, creata appositamente per festeggiare il doppio anniversario, ossia i trent’anni di Pokémon e i sessant’anni di Lucca Comics. La carta è disponibile solo per i possessori del biglietto e, come da copione, già dal primo giorno finisce sui siti di reselling. Se lo scorso anno sono stato puntuale come il fulmine sulla DeLorean, quest’anno siamo un pochino più lenti ma tutto sommato alle 9.30 siamo dentro lo stand Panini, all’Ex Cavallerizza Ducale.

Ultimamente ho lasciato da parte tutto il filone sia DC sia Marvel: purtroppo digerisco male la serialità e la periodicità di alcune pubblicazioni, a star dietro a tutto diventa veramente un lavoro (tra l’altro devo sempre leggere il primo Sandman che ho preso non mi ricordo nemmeno più dove). Vengo invece colpito da altre novità come l’art book su Clair Obscur: Expedition 33, lo straordinario JRPG sviluppato da Sandfall Interactive e GOTY dello scorso anno, La luna e il serpente, un sussidiario di magia piuttosto bizzarro scritto dal grande Alan Moore per i suoi cinquant’anni, e Cyberpunk 2077 Omnibus 2, altro ciclo di storie per me inedite ambientate nel mondo creato da CD Projekt. Ma la fiche (o meglio, il bancomat) casca su L’Eternauta, il grande fumetto di fantascienza scritto da Héctor Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López, pubblicato dal 1957 al 1959 sulla rivista Hora Cero, in Argentina. Era da tanto che l’avevo in wishlist, chissà quando lo leggerò ma intanto lo portiamo a casa.
Uscendo ci troviamo davanti all’Ex Zecca di Lucca, dove lo scorso anno c’era la presentazione dell’espansione di Spider-Man per Magic: The Gathering: quest’anno c’è “qualcosa” per Avengers: Doomsday, ma la fila arriva già a Ponte a Moriano, quindi non riesco nemmeno a capire cos’è.

Ma ciò che intendevo fare io per questa edizione di Lucca Comics tramonta definitivamente di fronte a quello che c’è tra i due padiglioni di cui sopra: lo stand di KPop Demon Hunters. Aspettare più di mezz’ora per tirare delle palline contro dei birilli non era ciò che avevo immaginato alla vigilia, e credo che ascoltare “Golden” anche solo tre volte di fila debba essere considerato come violenza domestica per noi poveri genitori e lavoro usurante per le ragazze dello staff.
Fortunatamente lì propongono anche una caccia al tesoro, il che smuove un po’ le acque, visto che dobbiamo trovare dei “demoni” scappati tra i vari stand e farci rilasciare un particolare adesivo. La maggior parte è all’interno del Padiglione Carducci, quindi alla fine è la scusa che abbiamo con le bambine per farci seguire senza protestare più di tanto.
Per la cronaca, da qua in poi mia moglie decide di prendere tutti i gadget che la manifestazione mette a disposizione, fosse anche un’enciclopedia di venti volumi. Sia chiaro, il tutto è da considerarsi come “omaggio”, parola da usare al posto di “gratis”, che fa un po’ povero e sa di approfittarsene, mentre “omaggio” sa più di oggetto donato proprio a te che sei venuto qua. L’armistizio di cui sopra incomincia a vacillare.

Proseguiamo lungo la via e ci fermiamo al MediaWorld Celebration Village dove, dopo una pessima figura fatta da mia moglie a Dance Dance Revolution, facciamo una bella riunione – per la prima volta di persona – tra mancini con Giada Cristina Bessi. Brand ambassador di ASUS ROG e collaboratrice di SmartWorld e TheWom, dove realizza contenuti divulgativi su tecnologia, videogiochi e tematiche legate al mondo femminile, si presta con gentilezza a una bella chiacchierata sul proprio lavoro, sul suo “gatto custode” Seto e sullo strazio che ci crea a entrambi tutto ciò che esce legato a Cyberpunk 2077 (è appena uscita la seconda stagione di Edgerunners).
Avrei voluto provare, come lo scorso anno, una postazione di guida, ma c’è troppa attesa e la ricerca dei demoni non può più aspettare (è tipico dei bambini entrare in un loop infernale quando vogliono una cosa, per questo non c’è età), quindi ci rimettiamo in marcia in direzione Carducci.
Prima però ci vuole una sosta perché dobbiamo soddisfare i bisogni del tamagotchi di cui sopra. Il livello di screzio tra di noi si attesta su “Sandra e Raimondo”.
Padiglione Carducci – It’s in the game
In zona Baluardo San Paolino c’è appunto il cosiddetto Padiglione Carducci che, al solo sentirlo nominare, le mie figlie pensano sia qualcosa che ha a che fare con la loro scuola, ma in realtà è un’enorme tensostruttura che ospita la parte, diciamo, più “games” della manifestazione.





Appena entrati però ci troviamo subito davanti alla sezione live painting organizzata dall’associazione Area Performance ODV, dove le opere realizzate dai tanti artisti presenti verranno in seguito battute all’asta, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza. Io, che non vado oltre le asticelle e i quadrati, nel veder dipingere usando solo un pennello e una tazzina di caffè resto sempre perplesso. In tempi di contenuti fatti con l’AI quest’area dovrebbe avere più spazio, anche se è proprio l’essere in questo padiglione che le dà visibilità.

Sul palco subito dietro, nell’area Games Caffè, un simpatico gruppetto sta giocando con il pubblico a Neologism, un party game edito da Giochi Uniti in cui ogni giocatore deve creare una parola mai esistita prima e cercare di capire quale, tra una serie di definizioni assurde, sarà scelta dagli altri giocatori. Tra gli altri ci sono i Casa Abis (già visti al Play Festival e grandi giocatori da tavolo), Victorlaszlo88 (al secolo Mattia Ferrari, anima e mente de I Criticoni) e poi l’eroe della mia adolescenza: il Notaio del Pippo Kennedy Show (alias Marco Marzocca), che scopro essere un grande videogiocatore incallito.
Passo passo ci facciamo tutto il padiglione, da Asmodee a Giochi Uniti, da Need Games a Ravensburger, tra Magic e Riftbound e chi più ne ha più ne metta. Non siamo proprio soli soletti, ma non si sta male, sono tutti molto disciplinati.
Il trio femminile trova un demone nello stand Clementoni e così coglie l’occasione per giocare insieme a una coppia a Disco Draw, un party game in cui i giocatori disegnano contemporaneamente degli oggetti su una lavagna che ruota e ognuno deve indovinare il disegno dell’altro.
Io ne approfitto per fare un altro giro più approfondito e vado a cercare le novità che mi ero segnato, come ad esempio Detective For A Day e Fantasy Realms di Studio Supernova, Helden – The World of Heroes di Pwork Wargames ma soprattutto KartomantiK con la sua espansione Inner Desert. Edito da Hollow Press, è un living card game (gli italianissimi autori lo hanno definito “un TCG senza la T”) in cui si deve costruire il proprio mazzo da trenta carte – su oltre trecento – e con il quale si interpreta la figura del cartomante in una sfida contro un pari ruolo, dove l’obiettivo non è annientarlo ma comprenderne e assimilarne l’anima. Il setting delle carte è un giusto mix tra horror e gore, dalle atmosfere vagamente lovecraftiane, e me lo appunto per tornarci in futuro (bisogna essere un po’ grandicelli per giocarci).
Sempre da Hollow Press posso toccare con mano Lost_Creepypasta_Complete_Files.pdf (il secondo volume della serie di saggi “U.D.W.F.G. Essays” firmata dall’autore e creator francese Quentin “Alt 236” Boeton), dove si fa un’analisi approfondita delle creepypasta e delle leggende metropolitane più famose, oscure e virali di Internet, mentre dalla sempre presente Aristea mi ero segnato Astoroth di Laura Grossi, un nuovo librogame ambientato tra i monti e i deserti dell’Antica Persia. Mi dispiace, ma dovendo giocare sempre a Hong Kong Hustle devo passare.
Ma la breccia nel portale si apre quando compro una, seppur semplice e all’apparenza innocua, bustina di Magic dell’espansione Fratture della Realtà (del mio rapporto con Magic ne ho già parlato qua, ma negli ultimi tempi ha preso, diciamo, un’accelerata). Come da copione, è grande la presenza del TCG di casa Wizards of the Coast, con una stretta partnership con la toscanissima Boose, che ha permesso di portare nel padiglione dei disegnatori storici di alcune carte come Rebecca Guay e Scott M. Fischer. Alla fine le bustine saranno due: quella di Avatar l’ho comprata nel padiglione fuori dalla Panini.
In definitiva il Carducci rimane sempre un padiglione interessante e direi quasi obbligatorio da vedere, con un focus su poche cose ma buone e non un mero negozio di giocattoli. Forse lo scorso anno mi aveva affascinato di più, ma sono solo sensazioni puramente individuali.
A questo punto sono quasi le 14 e io entro in modalità Cappellaio Matto (“altro tè più in là più in là cambiar”) mentre le bambine vogliono giocare a un videogioco. Mi parte uno sbuffo, mia moglie crede che sia Super Mario ma io le faccio notare che il rosso che vede non è quello della Nintendo bensì quello della CGIL.
Scherzi a parte, il gioco si chiama “REDDY – Safe, Go!”, un gioco in pixel art a scorrimento in stile, appunto, Super Mario in cui dobbiamo guidare Reddy, il simbolo della CGIL, tra diversi ambienti di lavoro in cui ogni scenario nasconde ostacoli, imprevisti e situazioni di pericolo. L’obiettivo non è soltanto superare i livelli, ma imparare giocando a riconoscere un rischio, adottare il comportamento corretto e comprendere il valore della prevenzione e della protezione sul lavoro.
Dopo questo momento di scontro, alziamo entrambi il livello a Defcon 4.
Come disse Jeeg Robot, ricomponiamoci!
Se la scorsa edizione è stata all’insegna di Tetsuo Hara, quest’anno il protagonista è Go Nagai, il grande mangaka autore di Devilman, Mazinga Z e Jeeg Robot.
L’autore giapponese è stato premiato con lo Yellow Kid Maestro del Fumetto (uno dei premi più importanti della rassegna) “per aver rivoluzionato l’immaginario visivo globale e impresso un segno indelebile in intere generazioni. Maestro visionario, capace di infrangere convenzioni, tabù e stereotipi con sfrontato coraggio, ha sondato i recessi più profondi e oscuri dell’animo umano attraverso uno stile inconfondibile, in cui il dinamismo si fonde con una potente espressività, barocca e grottesca. Ponte straordinario tra culture, ci ha restituito la Divina Commedia tradotta nel linguaggio universale del fumetto, saldando la tradizione orientale con le radici profonde della narrazione occidentale”.
Sempre per rimanere in tema di premi, lo Yellow Kid Maestra del Fumetto è stato conferito ad Anna Brandoli, “per aver dato volto, spessore e voce indimenticabili a uomini e donne immersi nelle ombre del Medioevo e dei grandi snodi della storia antica. La sua firma si distingue per uno stile particolarissimo e rigoroso, dotato di una sintesi espressiva tra le più alte e raffinate mai raggiunte nel panorama del fumetto italiano. In felice sinergia con la sensibilità di sceneggiatori come Renato Queirolo e Ottavio De Angelis, ha firmato pagine di inestimabile valore, consegnando alla storia della nona arte capolavori di assoluta e duratura intensità”.
Il premio Yellow Kid Fumetto dell’anno è stato assegnato a Domenica di Olivier Schrauwen (Coconino Press), con traduzione di Olga Amagliani e Claudia Cozzi; lo Yellow Kid Autore/Autrice dell’anno è stato assegnato a Leo Ortolani con Tapum (Feltrinelli Comics), mentre il premio per il Miglior Disegno è andato a Guerra giusta di Danijel Zezelj (Eris Edizioni), con la traduzione di Valerio Stivè.
Lato games, il Gioco dell’Anno 2026 è andato al gioco da tavolo Rebirth (game designer Reiner Knizia, illustrazioni a cura di Anna Przybylska e Vesna Redesiuk, localizzato in italiano da Cranio Creations), mentre il premio Gioco di Ruolo dell’Anno 2026 è andato a Legend in the Mist (in Italia Isola Illyon Edizioni).
Premio speciale alla carriera per Sir Ian Livingstone, co-fondatore di Games Workshop e della collana Fighting Fantasy, la serie di librogame di cui fa parte The Warlock of Firetop Mountain, uno dei primi della storia.
L’elenco dei premi nel dettaglio si trova qua.
Facciamo due passi…
Usciamo dal padiglione in Piazza Vittorio Emanuele e riprendiamo il percorso sulle mura (la fila per i due stand di Star Comics rasenta l’infinito come lo scorso anno) all’altezza del Baluardo di Santa Maria.






Qua incrociamo una serie di cosplay uno meglio dell’altro, da Batman a Gandalf, dai personaggi di Hazbin Hotel al pagliaccio Buggy di One Piece in versione meme di Spider-Man, fino all’immancabile Darth Vader e al duo Deadpool & Wolverine. Tutti molto gentili nel fermarsi a fare delle foto; del resto siamo tutti qua per questo.
Il livello di scontro tra me e mia moglie arriva ormai a La guerra dei Roses, con lei che mi rimprovera di camminare a dieci metri da loro sparendo sempre all’improvviso e io che l’accuso di essere una senza cuore che non coglie le vibrazioni che ci sono nell’aria e che sta bene solo alle sagre di paese o nei mercati rionali a parlare di lieviti, grani antichi e tagli di carne ricercati.
Arrivati all’Umbrella Italian Division, faccio leva sulla sua proverbiale ignoranza su tutto quello che ci circonda e le faccio prendere l’autobus per Raccoon City. Non ne esce molto contenta, ma così la prossima volta si informa meglio!

L’ultimo demone che ci aspetta è allo stand Funko. Prima però entriamo in Hellbreak, un nuovo gioco di carte collezionabili a tema horror distribuito in Italia da Asmodee. A fare gli onori di casa c’è la Nostra Signora delle Tenebre preferita, quella che “fa sempre le linguacce”. Diventata ormai un membro della famiglia e sempre disponibile a fare quattro chiacchiere, è anche l’occasione per ricordare l’edizione del 2023, quando Mina le consegnò un suo “ritratto” dopo il panel con Yu Suzuki.
Tornando verso la macchina passiamo per caso davanti a un Real Collegio quasi in chiusura, ma facciamo lo stesso in tempo a vedere le opere originali a tema Lego protagoniste, ma non solo, del concorso organizzato e promosso dall’associazione Orange Team LUG. Per la cronaca, quest’anno ricorrono i dieci anni dall’apertura del primo Lego Certified Store italiano e la casa danese ha deciso di festeggiarli con l’anteprima, proprio a Lucca, del set Lego Icons Dragon Ball dedicato a Shenron & Goku. Tutto molto emozionante tranne, immagino, la fila che ci deve essere stata.

Il nostro Lucca Comics termina con il ritratto di Federico Frusciante riprodotto in mattoncini, un gigante della comunicazione che ha creato “una videoteca infinita nella nostra testa mattoncino per mattoncino”.
Note a margine
Purtroppo mi è clamorosamente sfuggita la mostra Sole, cuore e acciaio dedicata a Go Nagai e, considerando il livello di quella dello scorso anno su Hara e Kenshiro, mi è salito un po’ di rimpianto. Anche Alan Moore e Hickman avrebbero meritato da parte mia maggior considerazione, ma arrivare davanti a certi artisti per noi comuni mortali è veramente difficile.
Come da prassi, con calma poi recupererò tutte le novità uscite dalla varie case editrici, giusto per intasare ancora un po’ di più tutte le wishlist che ho.
E qVindi?
Visto che gli organizzatori hanno deciso di mettermi le cose sempre al loro posto, anche quest’anno è stata un’edizione che ha ricalcato quella dello scorso, con meno squilli, dovuti all’essere in quattro, ma decisamente più rilassante e divertente. Al netto di qualche screzio, romanzato il giusto per scrivere questo racconto, la definirei una colorata gita in famiglia e va bene così.
A livello di pubblico, anche quest’anno la manifestazione ha fatto il pieno con 345.000 partecipanti tra biglietti venduti e accrediti vari (il tetto dei biglietti è fissato a 80.000 persone al giorno), 900 ospiti provenienti da tutto il mondo, 800 espositori con più di 1.500 eventi in programma e 14 mostre.

Per il resto rimango sulla stessa lunghezza d’onda di quanto già espresso lo scorso anno. Lucca Comics & Games è diventata una manifestazione generalista molto orizzontale dove c’è, e dove deve esserci, un po’ di tutto, con la presenza di un brand o di un prodotto anziché un altro spesso legata molto semplicemente a logiche di mercato: chi tiene i cordoni della borsa sceglie su quale settore puntare, a volte in continuità con gli anni precedenti, a volte no. Quest’anno è stato l’anniversario dei trent’anni di Pokémon, uno dei giochi di carte più collezionati al mondo (sì, anche più di Magic) e ovviamente la fila allo store arrivava a San Giuliano Terme. Lo scorso anno ci fu una piazza intera dedicata a Stranger Things, quest’anno è toccato a Percy Jackson e Harry Potter. Per scendere più nel dettaglio ci sono cose di settore più specifiche, come ad esempio il Play Festival (l’ex Modena Play) a cui siamo andati in primavera, evento grande qualità ma poco pubblicizzato.
Va da sé che spesso tanti eventi all’interno della manifestazione siano poco o per nulla fruibili. Le lunghe code ai firmacopie, all’ingresso degli stand o a certe iniziative sono purtroppo una situazione difficilmente risolvibile. Con un po’ di organizzazione personale ce la si cava, ma bisogna avere comunque tanta pazienza e un buon paio di scarpe da ginnastica. Inutile mettersi in fila allo stand Nintendo per poi protestare se per entrare ci vogliono tre ore, certe cose sono ormai assodate.
Lucca Comics & Games ha sicuramente vinto la sua sfida commerciale diventando un colosso mondiale dell’intrattenimento, e non è blasfemo affermare che una comunità di appassionati sia attualmente vista anche come target di mercato di un luna park globale.
Io purtroppo non ho vissuto la prima Lucca Comics, sono (ri)entrato su certe cose solo di recente, ma ho deciso che non posso stare sempre a voltarmi indietro: devo prendere il meglio di quello che c’è adesso, anche se poco e a caro prezzo, non lesinando critiche come sto facendo adesso. Certo, preferirei una bella mostra sulla storia del fumetto invece dello stand di Barberino Outlet, ma se adottassi come motto di vita “si stava meglio quando si stava peggio” fisserei un muro tutto il giorno.
C’è da dire che, nonostante la moltitudine di persone, ognuno sta al proprio posto: una platea di pubblico molto eterogenea, dalla famiglia con figli sul passeggino alla comitiva in gita sulle mura, dal fan in fila da ore al lettore accanito che bombarda di domande lo staff degli stand.

In fondo è comunque una festa più colorata del solito e chissà se anche loro nel 1985 andavano già a Lucca Comics.
Ci rivediamo il prossimo anno, dal 28 ottobre al 1° novembre.
L’esigenza di scrivere un articolo così lungo nasce dal fatto di voler ricordare ed approfondire alcune cose, non vi è nessun motivo commerciale o compenso dietro ai link o ai prodotti segnalati. Le immagini sono state realizzate da noi tramite smartphone.




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