Per mia moglie, il perché mi piaccia la musica che fa questo tizio e il perché lo ascolti da anni rimane un grosso mistero. Ho provato a farglielo vedere dal vivo ma la prima volta si è addormentata mentre alla seconda ha alzato bandiera bianca. Se provo a spiegarglielo a voce, alla terza frase mi dice “si ma vieni al sodo”. Quindi è ufficiale, c’ho rinunciato.

Di Ben Frost mi ha sempre affascinato il risultato di essere “un gesso su una lavagna”, avete presente no? Ma By The Throat è del 2009. Sono passati un po’ di anni, nel frattempo ho ascoltato anche altre cose… Ed anche Frost non è stato fermo, diventando – già con il precedente Aurora, disco che non ho mai apprezzato fino in fondo – un “terrorista sonoro”. Al ClubToClub ho visto diversa gente tapparsi le orecchie fin dalle prime note di Threshold Of Faith. Erano le solite persone che 10 minuti prima erano nell’altra sala a vedere Arca & Jesse Kanda, quindi credo che a certe sonorità fossero abituati, o perlomeno sapevano a cosa andavano incontro.

Il problema di fondo è il dove vuol andare a parare l’irrequieto Frost. A fronte di questa muscolarità sonora, fatta si scelte da ciglio ancelottiano (tra cui Steve Albini come produttore), alcuni titoli delle canzoni buttati lì a casaccio, una debordanza in tutto e per tutto, si rimane spaesati e tanto valeva tenersi l’Ep Threshold Of Faith.

Se invece ciò è virtù e non vizio, dove tutto alla fine si disperde e si inizia con il bianco finendo con il blue, districandosi tra respiratori artificiali (Threshold Of Faith), le rasoiate techno di Trauma Theory, momenti tra Apex Twin e Tim Hecker (A Single Hellfire Missile Cost $100,000, Healthcare), scenari alla Blade Runner (Eurydice’s e Meg Ryan Eyez), tra le storture marziali di Ionita o i beep intergalattici di All That You Love Will Be Eviscerated, beh allora Ben il centro non lo tiene – Things fall apart, the centre cannot hold è un verso tratto dalla poesia The Second Coming di W.B. Yeats – ma l’ha preso in pieno.


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