L’introduzione a questo disco l’ho scritta 4 o 5 volte, non trovando mai la versione che più mi convinceva. Credevo fosse il blocco dello scrittore quando invece, alla fine, ho capito che non c’è molto da introdurre, verificando ancor di più il detto – da cui il nome a questo posto – che parlare di musica è come ballare di architettura.

Allora mi calo in un mare di sincerità e mi limito a raccontarvi ciò che so e che ho ascoltato. Rafael Anton Irisarri, compositore americano tornato a produrre a proprio nome dopo un paio di anni spesi in collaborazioni e progetti paralleli.

Fin dalla copertina, in parte atipica, sfondo bianco con impresse in rosso il titolo dell’album e in nero le tracce, una roccia immersa in una marea grigia, mi aspettavo una noia mortale. Invece mi sono trovato davanti un sound monolitico ma che non affonda l’ascoltatore nell’oppressione, anzi lo rapisce grazie al lento fluire delle sue molteplici sfumature.

La malinconia di Indefinite Fields, avvolta in suono sgranato, confuso, che ti avvolge e ti lascia lì sospeso. Il crescendo di droni fino alla monumentale estasi finale di RH Negative o quello spigoloso Sky Burial. La struggente armonia di Bastion. La disarmante decadenza di Karma Krama e l’onda di The Faithless che, così come piano piano è arrivata, se ne torna indietro senza lasciar traccia di essa.

Se questo è il tempo di chi è senza vergogna, il compositore americano registra il disco per un’etichetta messicana, la Umor Rex e collabora nelle ultime due tracce con un Siavash Amini, un producer iraniano.

Solo 700 copie – già esaurite – rigorosamente in vinile per uno dei miglior dischi di musica ambient usciti in questo 2017.

Rafael Anton Irisarri – The Shameless Years (Umor Rex, 2017)


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